candele

Non solo Halloween: tradizioni slovene per Ognissanti

Verso la fine di ottobre fanno la loro comparsa un po’ ovunque zucche, fantasmini, streghette e altri mostriciattoli, a ricordarci che sta arrivando Halloween. Oggi è una festa ormai diffusissima, importata come tante altre mode dagli Stati Uniti, di cui è evidente soprattutto il lato consumistico, oscurandone i significati originari che ne stanno alla base.

Eppure, qualche decennio fa, quando ero bambina io, di Halloween non si sentiva parlare. Ma tra il 31 ottobre e il primo novembre, con mia nonna, nata nel 1899, intagliavamo zucche per metterci dentro una candela e facevamo anche altre cose. Che cos’era? Un Halloween ante litteram o forse qualcos’altro, di cui oggi, purtroppo si sono perse le tracce?

Dai celti a papa Gregorio IV

La parola Halloween deriverebbe, secondo un’interpretazione, dallo scozzese “All Hallows’ Eve”, ossia “vigilia di tutti gli spiriti sacri”. La festività avrebbe le sue origini nella festa celtica di Samhain, che si svolgeva tra il 31 ottobre e il 1 novembre, data di passaggio dall’anno vecchio a quello nuovo, secondo il calendario celtico. Come accadde anche per altre ricorrenze, la Chiesa sovrappose alla festività pagana un’altra, cristiana, dedicata al culto di tutti i santi. In realtà, tale festività cristiana esisteva già, ma veniva celebrata in date diverse nei diversi Paesi. Nell’anno 827 papa Gregorio IV istituì ufficialmente la festa di Ognissanti, per celebrare tutti quei santi che, troppo numerosi, “non trovavano posto” negli altri giorni dell’anno, già occupati da santi più “celebri”.

ognissanti

L’origine esatta della festività pagana è ancora oggetto di discussione tra gli studiosi, tuttavia un aspetto è abbastanza evidente: gli spiriti che secondo la tradizione animistica pagana vagano nelle lunghe notti di novembre sono diventati nella tradizione cristiana le anime dei defunti nel Purgatorio che hanno bisogno delle preghiere e dei sacrifici dei viventi per liberarsi e raggiungere il Paradiso.

Le zucche di Vahti

Ma torniamo a mia nonna. Come dicevo, per Ognissanti, “Vsi sveti” in sloveno, intagliavamo assieme una zucca e ci mettevamo dentro una candela. Ma non per scopi decorativi: serviva per far luce alle anime del Purgatorio. Lo stesso scopo aveva una candela a olio, che mia nonna comprava appositamente solo per questa festività, e che doveva rimanere accesa per tutta la notte tra il 31 ottobre e il 1 novembre. Nel dialetto della regione Primorska, la festa di Ognissanti viene chiamata “Vahti”, parola che deriva dal tedesco “Wacht”, cioè “guardia”. E in effetti, quella notte era un po’ come fare la guardia: si rimaneva svegli fin tardi a pregare il rosario, e poi, quando si andava a dormire, c’erano le candele a sostituirci nella veglia.

lampada a olio

La vigilia di Ognissanti era anche giorno di quaresima: si poteva mangiare poco, in ogni caso stando attenti a non saziarsi. Questo non valeva per le anime dei defunti: secondo alcune usanze, la sera del 31 ottobre si lasciavano sul tavolo apposta per loro cibi e bevande, affinché trovassero ristoro nel loro vagare. Il giorno dopo, la famiglia consumava i cibi come doni consacrati che avrebbero portato salute per tutto l’anno.

La raccolta dei panini

Un’altra usanza che mi affascinava molto, ma che purtroppo non era più viva quando ero bambina, era quella dei “hlebci” (altrove in Slovenia chiamati anche “prešice” o “vahtiči”), ovvero dei “panini di Ognissanti”. Quando mio padre era piccolo, assieme ai coetanei andava in giro per le case del paese dove, in cambio di preghiere per i defunti, ricevevano dei panini speciali, che si preparavano solo in quest’occasione. Questa tradizione è rimasta abbastanza viva in Benečija (Slavia Veneta), dove viene chiamata “hliebce brat” (“raccolta dei panini”). Ma oggigiorno non si vive di solo pane… e così, oltre ai panini, si fanno anche donazioni in denaro, che viene poi devoluto in beneficienza, solitamente ai missionari in Africa o in India.

Nei secoli scorsi, in Slovenia i “hlebci” di Ognissanti si preparavano in grande quantità, dovevano infatti saziare tutti i mendicanti e i membri più poveri della comunità. I panini che non venivano consumati subito venivano fatti essiccare e poi mangiati durante l’inverno: una piccola scorta di cibo povero, che però risultava prezioso nella dura vita della civiltà contadina di allora.

vahtic

Ma qual è il significato che si nasconde dietro a questo atto di donare, quasi una sorta di sacrificio, in cambio di preghiere per i defunti? L’etnologo sloveno Niko Kuret vi ha intravisto un legame con antichi rituali precristiani legati al ritorno delle anime dall’aldilà. Secondo queste tradizioni pagane (di cui si ritrovano tracce anche in altre ricorrenze, ad esempio il carnevale), in determinati periodi dell’anno le anime dei defunti ritornano sulla terra e richiedono un sacrificio (sotto forma di dono o preghiera), offrendo in cambio benedizione, salute e una buona annata. Nel corso dei secoli il rito ha ovviamente subito modifiche e reinterpretazioni, eppure il legame con il lontanissimo passato pagano permane, a testimonianza di una tradizione che, seppure in altre forme, è giunta fino a noi.

E il vostro Ognissanti?

Queste sono solo alcune tradizioni slovene legate a Ognissanti che sono riuscita a rintracciare, in primis grazie alla trasmissione orale e a quello che ho vissuto da bambina. Sarei molto felice se qualcuno dei nostri lettori e lettrici potesse aggiungere qualche tassello in più, raccontando di tradizioni che conoscete voi, simili o diverse da quelle descritte in quest’articolo. Quindi… com’è il vostro Ognissanti? Non ditemi che si ferma ai fantasmini di Halloween dei negozi! Sono sicura che qualcun altro ha intagliato zucche con la nonna o magari raccolto i panini di Ognissanti… Aiutatemi a rispolverare le vecchie tradizioni autoctone!

3 thoughts on “Non solo Halloween: tradizioni slovene per Ognissanti

  1. E’ vero! Anch’io ho intagliato le zucche da bambino. Ma lo facevamo d’estate in agosto, quando le zucche lasciate crescere per ricavarne i semi per l’anno successivo, venivano raccolte e, quindi, vuotate dai semi e poi intagliate con disegni che dovevano essere i più orrendi possibile e poi posizionate, con la candela accesa dentro, sui muretti per spaventare, ma mica tanto, la gente che passava.

  2. Ai miei tempi la vigilia di Ognissanti si usava preparare i lumini,che dovevano servire alle anime del Purgatorio a trovare la strada per la pace eterna.Si riempiva mezzo bicchiere di acqua,si aggiungevano tre – quattro dita di olio;poi si preparavano (o si comperavano ) delle anime triangolari di alluminio con tre punte alle cui estremità si inserivano dei dischetti di sughero,che servivano da galleggiante.In mezzo si praticava un foro per posizionare lo stoppino.Si metteva il tutto con cura nel bicchiere e si accendeva.Di solito questi lumini venivano messi sui davanzali delle finestre.Vi assicuro che rimanevano accesi tutta la notte e anche oltre.
    Altra usanza era quella di suonare nelle chiese le campane a tarda sera fino a mezzanotte.Non so se per scacciare gli spiriti maligni o per chiamare a raccolta le anime sante.Noi ragazzi ci alternavamo,felici e contenti,a tirare le corde delle campane.Il tutto poi era allietato da caldarroste e ribolla preparati dal parroco.

    • Ora che ci penso, quella dei lumini con acqua e olio, che non si doveva sprecare, me lo ricordo anch’io.

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