Triglav

Triglav, il tetto della Slovenia: come arrivarci e come scalarlo

Se c’è una cosa che ogni “sloveno vero” deve fare almeno una volta nella vita è salire sulla montagna simbolo di questo piccolo paese, il Triglav, noto anche in italiano come monte Tricorno. In realtà Triglav vuole dire “tre teste”, nome che deriva, come facilmente intuibile, dalla sua inconfondibile silhouette che in Slovenia si trova un po’ ovunque, dalla bandiera nazionale, alle maglie delle squadre sportive.

Ma come si fa a salire sul Triglav? È difficile? Ci può andare chiunque? Quando è meglio andare? A queste e altre domande cercherò di rispondere in questo articolo, forte delle mie due ascese sul re delle Alpi Giulie, il che mi rende, tra le altre cose, un vero sloveno! 😉

Un po’ di storia

La conquista del Triglav ha sempre affascinato la gente della Carniola. La prima ascesa di cui si ha notizia risale addirittura al 1778, su iniziativa dell’industriale Sigmund Zois. I primi a salire pare furono il chirurgo Lovrenz Willomitzer da Richter, il cacciatore Štefan Rožič e i minatori Luka Korošec e Matevž Kos. La prima misurazione risale invece al 23 settembre del 1808 ad opera di Valentin Stanič, a cui è dedicato un rifugio sulla parete nord della montagna.

L'Aljažev stolp, simbolo del Triglav!
L’Aljažev stolp, simbolo del Triglav

Sulla cima del Triglav troviamo, dal 1895, una piccola torretta, che serviva da rifugio contro le intemperie; fu progettata da Jakob Aljaž, che nello stesso anno comprò il terreno sulla vetta del monte e fece costruire questo rifugio in lamiera di ferro e zinco che lui stesso portò in cima al Triglav, insieme a 4 aiutanti. Lo stesso Aljaž, essendo un sacerdote, benedisse la sua piccola costruzione il 22 agosto del 1895. Da quel giorno è per tutti Aljažev Stolp, la torre di Aljaž, simbolo stesso della cima del Triglav.

Dove, come e quando

Il Triglav si trova nel nord-ovest della Slovenia, non lontano dal confine con l’Italia e fa parte della catena delle Alpi Giulie (Julijske Alpe), divise tra Italia e Slovenia, delle quali è la montagna più alta: 2863,65 metri sul livello del mare. In seguito alla prima guerra mondiale, con l’occupazione italiana di buona parte della Slovenia occidentale, ha fatto anche da confine tra Regno d’Italia e Regno di Jugoslavia.

È la montagna slovena per eccellenza, non solo la più alta, ma la più mitica, quasi sacra per il popolo sloveno!

All'alba salendo verso il Triglav.
All’alba salendo verso il Triglav.

L’ascesa al Triglav si può affrontare essenzialmente da tre diversi lati: dalla zona di Mojstrana (Kransjka gora), da Pokljuka (Bled/Bohinj) o da Trenta (alta valle dell’Isonzo). I più allenati vanno anche dal mattino alla sera, ma solitamente si compie in due giorni, con un pernottamento in quota, rendendola un po’ meno faticosa e decisamente più godibile, con in più il fascino della notte in un rifugio.

Il grande rifugio sulla Kredarica è la meta del primo giorno per molti alpinisti.
Il grande rifugio sulla Kredarica è la meta del primo giorno per molti alpinisti.

Tutti i percorsi per salire sul Triglav sono mediamente lunghi, piuttosto faticosi ma quasi tutti privi di difficoltà tecniche fino alla base della cima. Gli unici percorsi impegnativi fin da (quasi) subito sono quelli lungo l’impressionante parete nord del Triglav, che partono dalla dolina Vrata. Sono i percorsi più rapidi per arrivare in cima ma ahimé anche i più ripidi e impegnativi.

La parte finale per salire sulla cima è invece tecnicamente impegnativa e da non sottovalutare. In particolare la cresta tra il Mali Triglav e il Triglav può essere a tratti impressionante per chi soffre di vertigini. Va portata la massima prudenza.

Il passaggio in cresta dal Mali Triglav al Triglav.
Il passaggio in cresta dal Mali Triglav al Triglav.

Per quanto l’attrezzatura da ferrata non sia strettamente necessaria per arrivare in cima, è buona norma averla con sé e usarla se non ci si sente sicuri nel tratto finale. Tratto finale che solitamente è anche estremamente “trafficato” (il consiglio è quello di partire molto presto la mattina). Fondamentale avere buoni scarponcini da trekking, casco protettivo, guanti, bastoncini, cibo e acqua in abbondanza.

L'attacco della scalata alla parete nord del Triglav.
L’attacco della scalata alla parete nord del Triglav.

Il Triglav può essere affrontato in qualsiasi periodo dell’anno a seconda della propria preparazione. Per i normali “escursionisti della domenica”, come il sottoscritto, il periodo buono per salire è però quello tra agosto e settembre, quando la neve in cima si è sciolta, le giornate sono ancora sufficientemente lunghe e il tempo è mediamente migliore, per quanto sempre imprevedibile.

Inutile dire che sono anche i due mesi largamente più trafficati dell’anno e i weekend, per quanto possibile, sono da evitare.

Dormire in quota

Quattro sono i rifugi che si trovano in quota attorno alla cima del Triglav, più altri che si trovano a fondovalle o lungo il percorso. Ma sono essenzialmente tre i rifugi dove solitamente si sceglie di dormire. Il più grande e frequentato è il Triglavski dom na Kredarici, che a 2515 m è anche il più in alto, subito sotto il lato nord della “testa”. Sono più di 300 i posti letto a disposizione, ma finiscono molto presto in agosto!

Sul versante opposto si trova il Dom Planika pod Triglavom, più intimo coi suoi 143 posti letto. Ancora più piccolo è il rifugio Koča na Doliču, 74 posti, un tempo noto come Tržaška koča, “rifugio triestino”, costruito dagli italiani negli anni ’30, distrutto più volte dalle valanghe e ricostruito una dozzina di anni fa.

La Kredarica, il rifugio più grande e più in alto, sul lato nord del Triglav.
La Kredarica, il rifugio più grande e più in alto, sul lato nord del Triglav.

La scelta del rifugio dipende essenzialmente da dove si decide di iniziare l’ascesa verso il Triglav. Chi parte da nord, quindi da una delle tre vallate Krma, Kot o Vrata, andrà a dormire alla Kredarica (da Krma anche al Planika). Chi parte da ovest, quindi da Trenta, andrà a dormire al Dolič, mentre chi parte da Pokljuka andrà al Dom Planika o in alternativa alla Kredarica.

Il Dom Planika, rifugio sul lato sud del Triglav.
Il Dom Planika, rifugio sul lato sud del Triglav.

Dormire in quota è sempre un’esperienza affascinante. Raramente si dorme molto e/o bene, ma le sensazioni e lo spirito cameratesco che si provano la sera nei rifugi restano comunque qualcosa di bello e difficile da descrivere. Si mangia cibo semplice, calorico e si spende un po’ più del solito (ma ci vuole l’elicottero per portare i viveri, ricordiamolo!). Alla Kredarica c’è sempre qualcuno che suona la fisarmonica, porta allegria… e la Laško pivo non manca mai!

Il piccolo e più intimo rifugio Koča na Doliču.
Il piccolo e più intimo rifugio Koča na Doliču.

La vita al rifugio è estremamente spartana. Solo la Kredarica è dotata di acqua corrente e bagni all’interno del rifugio. Negli altri due rifugi i bagni sono semplicemente due casette di legno all’esterno e l’acqua è un bene prezioso, non potabile e completamente assente nelle latrine. Ci vuole spirito di adattamento, niente di drammatico, ma va tenuto in mente.

Quale sentiero scegliere

I sentieri per salire sul Triglav sono tantissimi. Sul sito hribi.net, che è la bibbia degli amanti della montagna slovena, se ne contano ben 26! Tutti lunghi e impegnativi. I percorsi più “classici” sono quelli che partono da Pokljuka, sopra Bled e Bohinj, dopo il centro di biathlon di Rudno Polje, il sentiero che parte dalla valle di Krma (parcheggio dopo il rifugio) e i sentieri che partono dalla valle Vrata, lungo la parete nord del Triglav (i più difficili), vicino a Mojstrana.

Decisamente meno trafficato è il lungo sentiero che parte non lontano dalle sorgenti dell’Isonzo, da Zadnjica vicino a Trenta, che è anche l’unico lungo il quale si sale sul Triglav dal lato ovest.

Salendo sul Triglav in compagnia delle mucche al pascolo sopra la valle Krma
Salendo sul Triglav in compagnia delle mucche al pascolo sopra la valle Krma.

I sentieri con meno dislivello (1650m) sono quelli che partono da Pokljuka (Rudno Polje) e passano per il Dom Planika o la Kredarica. Hanno generalmente un tempo previsto di circa 6 ore solo andata. Quello con più dislivello (2250) è invece il sentiero che parte da Trenta (Zadnjica), con un tempo previsto di 7 ore e 15 minuti, che è anche il percorso che ho fatto la prima volta che sono salito sul Triglav.

La mia esperienza

Sono stato sulla vetta del Triglav due volte, nel 2016 e nel 2018. Purtroppo causa pandemia e acciacchi vari non ho più avuto occasione di tornarci in questi ultimi due anni, come invece avrei fortemente voluto.

Premetto che non sono un alpinista, non sono particolarmente sportivo (per usare un eufemismo!) e quindi nemmeno allenato. Ma sul Triglav ci sono andato due volte senza particolari problemi, bastano due buone gambe, tanta voglia e forza di volontà, oltre che massima prudenza.

Finalmente sulla vetta del Triglav, siamo veri sloveni!
Finalmente sulla vetta del Triglav, siamo veri sloveni!

Sono salito la prima volta da Trenta (Zadnjica) e la seconda dalla valle Krma. Entrambe le volte ho dormito in quota e sono salito sulla cima la mattina dopo. L’ascesa al Triglav è per il 90% una lunga passeggiata senza alcuna difficoltà tecnica. Solo che è praticamente sempre in salita e alla lunga è sfiancante.

In mezzo al verde risalendo dalla val Krma.
In mezzo al verde risalendo dalla val Krma.

Da Trenta il dislivello (più di 2000 metri!) può far paura, ma la salita è in gran parte dolce. Dalla val Krma si ha un dislivello minore ma anche salite più ripide. Alla fine si fatica uguale. Da Pokljuka è probabilmente (un pochino) meno faticoso.

Il lungo sentiero che da Trenta sale fino al Triglav.
Il lungo sentiero che da Trenta sale fino al Triglav.

La parte “tecnica” è solo quella finale, quando si arriva alla base della cima. Salendo dal rifugio Dolič ci sono alcuni passaggi a strapiombo e non ci sono praticamente corde a cui legarsi, ma solo pioli. Va prestata la massima attenzione, ma in generale è a mio parere più facile e anche meno “vertiginoso”.

Passaggi delicati a strapiombo, risalendo dal Dolič.
Passaggi delicati a strapiombo, risalendo dal Dolič.

Salendo dal Dom Planika o dalla Kredarica si deve invece prima salire sul Mali Triglav (piccolo Triglav) e quindi procedere fino alla vetta camminando sulla cresta tra le due cime. Questo tratto può spaventare non poco chi soffre di vertigini. È a mio parere più pericoloso, ma ci sono corde di acciaio a cui legarsi e si può quindi usare l’attrezzatura da ferrata per sentirsi più sicuri.

In ogni caso va prestata la MASSIMA PRUDENZA, in particolare nel tratto finale, che non va affatto sottovalutato. Chi non si sente sicuro è meglio che torni indietro senza fare il passo più lungo della gamba. Scivolare, specie senza imbragatura, in diversi tratti, può costare la vita.

Quasi soli sul Mali Triglav.
Quasi soli sulla cresta del Mali Triglav.

I bastoncini sono d’impiccio per l’ascesa finale. Possono essere lasciati in rifugio o ripiegati nello zaino. Lo stesso zaino, specie se grosso e pesante, può essere lasciato in rifugio. Importante è invece avere i guanti (per attaccarsi alle corde, alle pietre, ai pioli, in più fa freddo lassù) e il caschetto protettivo.

La parete sud del Triglav e Mali Triglav.
La parete sud del Triglav e Mali Triglav.

Come già scritto prima, uno dei problemi/fastidi che s’incontrano più spesso nella parte finale dell’ascesa è il traffico. Una marea di gente va in cima al monte simbolo della Slovenia nei mesi estivi. I cartelli indicano 1 ora per la parte finale, ma spesso ci si mette almeno il doppio.

Un tipico esempio di traffico mattutino sul Triglav!
Un tipico esempio di traffico mattutino sul Triglav!

Si può incontrare chiunque, dai nonni ai bambini piccoli, dagli alpinisti super equipaggiati ai camminatori della domenica con le sneakers. Va prestata la massima attenzione, lo spazio è poco e sotto c’è il precipizio.

Arrivare in cima al Triglav, vedere l’Aljažev stolp (la torretta, simbolo stesso della vetta) avvicinarsi, è una sensazione unica, non solo la prima volta, ma anche la seconda (e credo pure quelle successive!).

Quasi in cima, già si vede l'Aljažev dom!
Quasi in cima, già si vede l’Aljažev dom!

La prima volta che si arriva in cima, però, bisogna sottoporsi a un rito speciale, il cosiddetto battesimo (krst) del Triglav! Ci si mette chinati con la testa dentro all’Aljažev stolp mentre da fuori si verrà sculacciati con una corda da arrampicata! A quel punto sì, che ci si potrà considerare dei veri sloveni!

Il mio battesimo sul Triglav!
Il mio battesimo sul Triglav!

Salire e poi tornare a valle

Se il primo giorno si parte in quarta e si arriva un po’ affannati al rifugio, il secondo giorno è decisamente la parte più lunga e sfiancante di questa gita. Ci si alza poco prima dell’alba (quindi verso le 5 del mattino), ci si lava come si può con la poca acqua che c’è e si cerca di mangiare qualcosa per colazione (ma a quell’ora il rifugio è chiuso, quindi ci si deve arrangiare da casa).

Il panorama poco sotto la vetta, di primo mattino.
Il panorama poco sotto la vetta, di primo mattino.

Quando il sole comincia ad albeggiare si esce, fa un freddo cane e, ancora intorpiditi e annebbiati, si deve affrontare il tratto più duro e pericoloso. C’è chi parte che è ancora buio, con le torce, per poi godersi l’alba in vetta. Sicuramente bellissimo e si evita il traffico, ma anche molto più rischioso.

Esaurita l’adrenalina della salita e raggiunta la vetta, non resta che fare ritorno sui propri passi, solitamente ripercorrendo lo stesso sentiero dell’andata. E qui inizia la parte più dura in assoluto. Le gambe cominciano a sentire la stanchezza, le ginocchia anche peggio, c’è una marea di gente e ci si mette 2 ore solo per tornare al rifugio. Per gli amanti delle deviazioni (come il sottoscritto!), si può agevolmente scegliere di scendere passando dall’altro rifugio (se si è saliti dalla Kredarica andare al Planika, o viceversa), allungandosi non di molto il percorso.

Scendendo dalla vetta del Triglav pian piano ricomincia il verde.
Scendendo dalla vetta del Triglav pian piano ricomincia il verde.

Superato il rifugio, dove spesso ci si ferma a mangiare qualcosa, si inizia quella che è la discesa vera e propria, quella facile, ma che non finisce mai. S’incontra tanta gente che sale, i “dober dan”, “zdravo” e “živijo” si mischiano agli “hello”, “ciao”, “hallo”, “mandi” e chissà quanti altri saluti internazionali (anche se gli sloveni sono sempre la netta maggioranza) e piano piano si scende, la temperatura sale (salvo maltempo!) e finalmente, dopo 5/6 ore, si arriva alla macchina, stanchi morti, ma con stampato in faccia (e nel cuore) quel sorriso che solo sua maestà il Triglav ti può dare!

La forza della natura

Il Triglav non è un monte altissimo, ma è una montagna estremamente arida nella sua parte più alta. Il paesaggio è quasi lunare, estremamente ostile, fa freddo tutto l’anno, c’è sempre vento e il meteo è del tutto imprevedibile. Nonostante ciò la natura si dimostra, come spesso accade, ancora più forte di quanto uno si aspetterebbe. Sono numerosi i fiori che si possono ammirare su queste pareti di roccia, man mano che si sale verso la vetta.

Se le mucche si fermano a pascolare nelle malghe più in basso, fino quasi alla cima, finché c’è un minimo di erba, ma proprio poca, non mancano mai le pecorelle! Imperterrite, passano la giornata a mangiare la poca erba che sbuca tra le aride rocce del gigante Triglav.

Il Triglav è anche il regno del kozorog, lo stambecco, per non parlare poi del mitico Zlatorog, che tutti conoscono come simbolo di una famosissima birra slovena, il mitico stambecco dalle corna d’oro, che ovviamente non può che vivere attorno al re delle Alpi Giulie! Purtroppo, devo ammettere di non averlo ancora incontrato, ma continuerò a cercarlo, ci potete scommettere! 😉

Carlo Ghio

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