Slovely è un blog che parla di Slovenia e la Slovenia resterà sempre il nostro argomento principe, ma ogni tanto ci piace fare qualche eccezione, qualche blitz nei paesi limitrofi. Nel mese di aprile siamo stati gentilmente invitati dall’Ente del Turismo della Serbia a fare un press-tour a Belgrado e dintorni e quindi eccoci qui a raccontarvi cosa abbiamo visto, scoperto e… assaggiato!
Alla scoperta della Serbia: Belgrado storica
Belgrado, in serbo Beograd, significa città bianca perché bianche erano le pietre utilizzate per costruire questa città, sorta alla confluenza della Sava nel Danubio, che oggi conta quasi 1 milione e 200 mila abitanti. Una città dalla storia lunga ed estremamente tormentata: ben 44 volte è stata distrutta o gravemente danneggiata, un record per lo meno in Europa.

Per questo motivo a Belgrado è difficile trovare edifici particolarmente antichi. La fortezza di Kalemegdan, alla confulenza dei due grandi fiumi e oggi adibita a splendido parco pubblico, particolarmente amato dai belgradesi, è la parte più antica della città di Belgrado, risalente addirittura al I secolo a.C., anche se quanto vediamo oggi risale per lo più all’epoca ottomana o austro-ungarica.

Se il simbolo di Kalemegdan è senza dubbio la grande statua del Pobednik (il vincitore), opera dello scultore Ivan Meštrović, che domina la confluenza della Sava nel Danubio, siamo stati particolarmente affascinati da due piccole chiese che si trovano a ridosso delle mura, affacciate sul fiume: la chiesa di Ružica risale alla fine dell’800 ed è famosa per i suoi lampadari fatti con bossoli, spade e baionette, creati da soldati serbi dopo la Prima guerra mondiale usando materiali bellici.

Una seconda chiesa, subito sotto, è dedicata a Santa Petka (Crkva Svete Petke), una santa ortodossa molto venerata nei Balcani, considerata protettrice dei malati e delle donne. Accanto all’altare si trova una fonte sotterranea, che secondo la tradizione ha proprietà miracolose: i fedeli bevono l’acqua o si lavano simbolicamente come gesto di purificazione e guarigione. Anche questa chiesa non è particolarmente antica, ma molto suggestiva.

Il cuore del centro di Belgrado è la via pedonale Kneza Mihaila che dalla fortezza di Kalemegdan porta fino a Terazije, una lunga e trafficata piazza (sembra più una larga via) dove sorgono alcuni tra gli hotel storici di Belgrado, come il celebre Hotel Moskva e il recentemente rinnovato Hotel Balkan.
Dove dormire a Belgrado
Hotel Zepter (Terazije 10, Beograd): noi abbiamo alloggiato qui 3 notti in una meravigliosa suite. Albergo moderno, super confortevole, le stanze sono tutte belle, grandi, comode e a prezzi concorrenziali. La colazione è di tipo continentale. Il personale parla ottimo inglese.

Lungo Kneza Mihaila e nelle vie laterali (alcune pedonalizzate) si trovano alcuni tra i palazzi più belli di Belgrado, costruiti per lo più tra la fine dell’800 e l’inizio del XIX secolo negli stili in voga all’epoca, come l’art nouveau (Secession), l’art decò e altri stili modernisti fino al brutalismo di epoca jugoslava.

In questa zona, nel quartiere di Dorćol, si trova anche l’edificio religioso più antico della città, che curiosamente nella cristianissima Serbia, è una moschea (Bajrakli džamija), costruita nel 1575, durante l’occupazione ottomana della città. Più volte danneggiata, è oggi ottimamente restaurata, funzionante ed è l’unica rimasta delle oltre 80 moschee costruite a Belgrado nel corso dei secoli.
Dove mangiare in zona
Restoran Vuk (Vuka Karadžića 12, Beograd): nel cuore pedonale di Belgrado, un ristorante tradizionale dove mangiare tutti i piatti tipici serbi cucinati alla perfezione a prezzi decisamente buoni. Un classico intramontabile.
Alla scoperta della Serbia: Belgrado e i luoghi del potere
Belgrado è una città molto grande, specialmente per noi abituati alle piccole dimensioni delle città slovene. Se il nucleo storico è relativamente compatto, la città moderna è decisamente molto più grande. Ad aiutarci ci sono però i mezzi pubblici che sono completamente gratuiti per tutti e rendono decisamente più comodo spostarsi da una parte all’altra della capitale (per quanto il traffico sia a volte abbastanza congestionato).

Partendo da Terazije e camminando verso sud-est ci dirigiamo verso la zona dei grandi palazzi del potere della Serbia di oggi. Il Parlamento, Narodna skupština, è un grande palazzo in stile neoclassico circondato da bandiere serbe (che sono un po’ ovunque in città e non solo).

Questa zona è particolarmente ricca di verde. Il parco Tašmajdan è molto popolare tra i locali. Il suo nome deriva dal turco e sta ad indicare la presenza di una cava di pietra dalla quale venne costruita la fortezza di Kalemegdan. All’interno del parco si trova la grande chiesa ortodossa di San Marco, accanto alla quale sorge la piccola chiesa russa dalle caratteristiche guglie a cipolla blu.

Dietro la chiesa russa si può vedere il palazzo della Radio e TV Serba squarciato dai bombardamenti NATO del 1999 (una ferita ancora aperta per molti serbi). Sempre su Tašmajdan si trova una toccante statua che ricorda i bambini rimasti uccisi dai bombardamenti della NATO del 1999.

Una breve passeggiata ci porta a un piccolo quanto interessante museo dedicato a Nikola Tesla (Muzej Nikole Tesle), amatissimo inventore serbo (nato nell’odierna Croazia da genitori serbi) a cui è dedicato anche l’aeroporto della città.

Nikola Tesla è stato senza dubbio uno dei più grandi inventori della storia moderna, soprattutto nel campo dell’elettricità ed è amatissimo in Serbia. Tra le sue invenzioni (che usiamo ancora oggi tutti i giorni) non possiamo non citare il motore a corrente alternata, il trasformatore e la trasmissione di segnali elettrici a distanza. Si possono anche vedere alcune sue invenzioni all’opera ed è parecchio… elettrizzante! 😀

Concludiamo la nostra passeggiata fino al luogo simbolo dell’ortodossia serba: il Tempio di San Sava (Hram svetog Save). Alcuni l’hanno paragonato alla Sagrada Familia di Barcellona per la storia della sua costruzione estremamente lunga e travagliata. Su questa collina gli Ottomani bruciarono le reliquie di San Sava (fondatore della chiesa ordodossa serba) nel 1585.

La costruzione della chiesa iniziò nel 1935, ma fu interrotta più volte: per la guerra, durante il comunismo, per mancanza di fondi… fino agli anni ’80, con il completamento della cupola nel 1989. La decorazione interna, in particolare i mosaici dorati, è proseguita fino al 2020, con l’aiuto economico della Russia, in qualche modo ripagato nello stile che ricorda decisamente le chiese ortodosse russe.
Dove mangiare in zona
Bistro Trandafilović (Makenzijeva 73, Beograd): un ristorante molto curato, con annesso banco gastronomia, dove mangiare le classiche prelibatezze serbe. Ottimi i peperoni ripieni. D’estate si può mangiare all’aperto. Prezzi medi.
Alla scoperta della Serbia: l’eredità della Jugoslavia
Passeggiando per le strade di Belgrado ci vuole un occhio piuttosto attento per notare qualcosa che rimandi alla vecchia Jugoslavia. Eppure questa era la capitale della federazione. Bandiere serbe ovunque, innumerevoli monumenti dedicati a celebri serbi legati alla monarchia, ma quasi nulla, a parte l’architettura, che richiami al recente passato socialista.

Per (ri)scoprire la storia della Jugoslavia è tassativo andare al Muzej Jugoslavije, ovvero il museo della Jugoslavia, nel quartiere di Dedinje, in una bella zona verde un po’ fuori dal centro ma comodamente raggiungibile in autobus. Il museo consta di 3 parti: una parte museale dedicata alla storia della Jugoslavia con alcuni dei tanti regali ricevuti da Tito, la Kuća cveća (casa dei fiori) dove riposa il Maresciallo con sua moglie Jovanka e una terza costruzione con esposizioni temporanee (al momento sulla dinastia dei Karađorđević).

La Kuća cveća è interamente dedicata alla morte di Josip Broz “Tito”, il padre della Jugoslavia socialista, con numerose testimonianze della stampa dell’epoca corredate da fotografie storiche a mostrare l’affetto dei cittadini jugoslavi per il presidente morto, la cui salma fu trasportata in treno da Lubiana (dove morì) fino a Belgrado dove venne sepolto.

Se la Kuća cveća è più emozionante, la parte dedicata alla storia della Jugoslavia e ai tanti regali ricevuti da Tito è sicuramente la più affascinante e interessante. Le didascalie sono in serbo e inglese e le immagini, i manifesti e i cimeli del defunto regime jugoslavo ripercorrono la storia dalla seconda guerra mondiale in poi. Assolutamente un luogo da non mancare per chiunque, come noi, sia affascinato dalla storia di questo paese che non c’è più.
Alla scoperta della Serbia: la notte di Belgrado
Belgrado è una città estremamente viva, con una popolazione dall’età media piuttosto giovane e la sua vita notturna è sicuramente quanto di più vivo e variegato si possa trovare nei Balcani. Noi siamo tipi tranquilli e, camminando come matti durante il giorno, non siamo decisamente degli animali notturni, per cui abbiamo visto davvero poco della nightlife belgradese, ma c’è sicuramente una zona che va visitata, almeno per una cena: Skadarlija.
Questa piccola zona, parte integrante del centro storico, incentrata tutta sulla via Skadarska, è tradizionalmente il quartiere bohémien di Belgrado. Sorto nel XIX secolo, è diventato presto meta di artisti, poeti, attori, musicisti che si unirono agli abitanti originari della zona, gli zingari.

Oggi Skadarlija e la sua via principale Skadarska sono probabilmente uno dei luoghi più turistici della capitale serba, per lo meno la sera, quando i suoi ristoranti più o meno tradizionali si riempono di clienti che vengono qui per mangiare cibo tradizionale serbo allietati dalle musiche zigane suonate dal vivo dai musicanti rom della città.
Dove mangiare in zona
Restoran Tri šešira (Skadarska 29, Beograd): è uno dei ristoranti storici di Skadarlija, il suo nome deriva dal turco e significa “3 cappelli” che è anche il logo del locale. Si mangia il cibo tipico serbo, per lo più a base di carne alla griglia, più i tradizionali contorni uno più buono dell’altro. Non manca la musica dal vivo. I prezzi sono medi.
Alla scoperta della Serbia: Belgrade Waterfront
Lungo il fiume Sava, ai piedi della parte storica della città, sorgeva, fino a pochi anni fa, una zona industriale e ferroviaria degradata, in parte abbandonata, con case abusive quando non vere e proprie baraccopoli abitate dalla parte più povera della popolazione. L’accesso al fiume era difficoltoso e non sicuro. Anche la stazione ferroviaria era ovviamente malfamata.

Questo luogo sicuramente aveva bisogno di grandi opere di riqualificazione che in tanti chiedevano e negli ultimi anni è stato trasformato da luogo degradato e pericoloso in uno spazio pulito, moderno, sicuro ed elegante chiamato Belgrade Waterfront, o Beograd na Vodi (Belgrado sull’acqua). Un grattacielo a forma di bottiglia rovesciata (Kula Beograd) alto 168m è il simbolo della zona e ospita oggi un lussuoso albergo, mentre la promenade lungo il fiume è ravvivata da bar e ristoranti di tendenza molto animati.

Tutto perfetto quindi? Non proprio. Il progetto Belgrade Waterfront ha suscitato molte polemiche, sia per i prezzi esorbitanti degli appartamenti (che pochi a Belgrado possono permettersi), sia per la scarsa trasparenza negli appalti, sia nella gestione degli sgomberi di chi viveva in queste zone (la parte più povera della città), spesso effettuati in modo a dir poco brusco. Un progetto sicuramente affascinante, ma anche molto controverso.

Tra i pochi edifici storici rimasti in questa nuova zona modernissima, oltre alla stazione ferroviaria destinata a diventare un museo della storia serba, segnaliamo l’hotel The Bristol Belgrade, di recentissima riapertura e già diventato uno dei simboli del lusso cittadino. Un albergo davvero di gran classe ed eleganza.

Sul nuovo Waterfront belgradese c’è anche un piccolo angolo di Slovenia! Proprio ai piedi della fortezza di Kalemegdan, lungo la bella promenade ciclo-pedonale sulla la Sava, si trova il Park Rusjan dedicato al goriziano Edvard Rusjan, pioniere del volo, che proprio qui si schiantò mortalmente durante un’esibizione di volo col suo aereo sotto gli occhi del fratello Josip.
Dove mangiare in zona
Ambar (Karađorđeva 2, Beograd): situato lungo la nuova promenade pedonale lungo il fiume Sava, è un moderno bistrot dove mangiare la classica cucina balcanica rivisitata con un tocco moderno. Luogo gradevolissimo, specialmente nella stagione calda. Prezzi medi.
Alla scoperta della Serbia: Zemun e il Danubio
Zemun, sulla riva destra del Danubio, è oggi uno dei 17 “comuni urbani” che fanno parte della città di Belgrado, ma ha una storia molto diversa dal resto della città e una sua forte identità e personalità. Fino al 1918 ha fatto parte, insieme alla nostra Slovenia, dell’Impero Austro-Ungarico mentre Belgrado apparteneva all’Impero Ottomano prima e quindi al Regno di Serbia.

Zemun è oggi principalmente una zona residenziale, con le sue stradine acciottolate circondate da basse case costruite nella tipica architettura mitteleuropea, come se fosse un paese o poco più. Una chiesa cattolica si trova nella piazza principale, ma il simbolo di Zemun è la torre chiamata Gardoš, in cima alla collina, col suo belvedere sui tetti della città e il Danubio.

Oggi si viene a Zemun per passeggiare lungo il grande fiume, particolarmente romantico nelle ore serali, e soprattutto per mangiare in uno dei tanti ristoranti sul lungofiume. La specialità del luogo è ovviamente il pesce di fiume. E anche noi lo abbiamo assaggiato: ottimo!
Dove mangiare in zona
Šaran (Kej Oslobođenja 53, Zemun): ristorante storico di Zemun, ospitato in un’antica casa in riva al Danubio. Interni tradizionali molto curati, ristorante di classe dove si mangia ottimo pesce di fiume (e non solo). Non manca la musica tradizionale dal vivo. Consigliatissimo. Prezzi alti.
Alla scoperta della Serbia: Novi Beograd e la Sava
Ritornando da Zemun verso Belgrado si attraversano i quartieri moderni di Novi Beograd, letteralmente “nuova Belgrado” costruita negli anni del comunismo della Jugoslavia. Ampi viali, enormi palazzoni di cemento e tanto verde sono le caratteristiche di questa zona per lo più residenziale.

Luogo simbolo di Novi Beograd e dell’architettura brutalista jugoslava è senza dubbio la torre Genex, ufficialmente nota come Zapadna kapija Beograda (Porta Occidentale di Belgrado). Costruita alla fine degli anni ’70, alta 117m (più le antenne) per 36 piani è formata da due torri collegate da un ponte alto due piani e sormontata da un ristorante girevole che purtroppo non è mai entrato in funzione.
Solo una delle due torri è oggi abitata, l’altra, un tempo occupata dall’azienda statale Genex (da cui il nome) e oggi in abbandono, è ricoperta da grandi pannelli pubblicitari. Nonostante lo stato di degrado (anche alla base delle torri), resta un simbolo della città ed è un luogo amato dagli appassionati di architettura e dai fotografi. Una tappa imprescindibile.

Tornando verso Belgrado si arriva sulla sponda sinistra della Sava, lungo i cui argini si può andare a camminare, correre, a piedi o in bicicletta, lasciandosi alle spalle i palazzoni di Novi Beograd e ammirando la città vecchia oltre il fiume. Qui si trovano anche diversi ristoranti galleggianti, una delle tipicità della zona che abbiamo avuto il piacere di provare.
Dove mangiare in zona
Restoran Suvenir (Savski Nasip BB Novi Beograd): ristorante molto bello su una chiatta galleggiante sulla Sava. Ambiente raffinato, cibo e servizio di alto livello. Assolutamente da provare le specialità di pesce di fiume. Prezzi alti.
Alla scoperta della Serbia: Novi Sad e Petrovaradin
Novi Sad, seconda città della Serbia per importanza e numero di abitanti e capoluogo della regione autonoma della Vojvodina, dista circa un’ora di comoda autostrada dalla capitale. Ancora più rapido è andare in treno: solo 36 minuti con l’intercity, poco meno di un’ora con i più lenti treni regionali.

A Novi Sad si respira un’atmosfera molto diversa da Belgrado e per certi versi più simile a quella di Zemun. Entrambe le città hanno fatto parte, infatti, dell’Impero Austro-Ungarico per lungo tempo e questo si riflette nell’architettura del piccolo centro storico, in gran parte pedonalizzato. Novi Sad ha l’aspetto di una città a misura d’uomo: pulita, curata, ben tenuta. A tratti sembra quasi di essere a Celje o a Maribor (ma più in grande).

Abbiamo avuto la fortuna di visitare Novi Sad in una splendida giornata primaverile durante i festeggiamenti della Domenica delle Palme, che in Serbia si chiama “cveti“, letteralmente “fiori”. In città erano presenti tanti venditori (in gran parte rom) di coroncine fatte di rami di salice e campanellini dorati che le giovani ragazze indossavano per la festa. Tantissima gente si riuniva presso la chiesa di San Giorgio, la principale della città, per queste celebrazioni ed è stato molto piacevole scoprire questa tradizione.

Novi Sad è da sempre una città multiculturale e multietnica. Sono presenti, oltre alla maggioranza serba, comunità ungheresi, slovacche, croate e rutene (rusyn), oltre ovviamente ai rom, seppur in numero minore rispetto ad altre zone del paese. Affacciata sulla grande piazza della libertà (Trg Slobode) è la chiesa cattolica dedicata al Nome di Maria, cuore della comunità ungherese della città.

A Novi Sad è ancora presente anche una piccola comunità ebraica di circa 600 membri, per lo più anziani, purtroppo decimata durante l’Olocausto. La sinagoga di Novi Sad, in stile art nouveau, è particolarmente interessante da visitare; non più adibita al culto, è oggi usata come centro culturale ebraico.

Dall’altra parte del fiume rispetto a Novi Sad sorge Petrovaradin, sormontata dall’omonima fortezza che domina il Danubio. Costruita tra il 1692 e il 1780, la fortezza è stata una delle principali linee difensive dell’Impero Asburgico contro l’Impero Ottomano ed è una delle fortezze meglio conservate e più visitate in Serbia.

Quando l’abbiamo visitata era in corso un raduno di auto d’epoca e purtroppo la torre dell’orologio, simbolo della fortezza, era in fase di restauro. La fortezza è visitabile gratuitamente, è raggiungibile in auto e al suo interno si trovano un albergo, un ristorante e il Museo della città di Novi Sad. La ragione principale per cui si viene qui è per godere della vista sul Danubio e la città di Novi Sad.
Dove mangiare in zona
Salaš 137 (Međunarodni put 137, Čenej): un ristorante di campagna a nord di Novi Sad sulla strada per Subotica. Un luogo idilliaco dove abbiamo pranzato all’aperto con le specialità della cucina serba che ancora una volta ci hanno stupito per la loro bontà (una mučkalica memorabile!). Luogo ideale per famiglie coi bambini che possono anche fare giri in calesse coi cavalli. Prezzi medi.
Alla scoperta della Serbia: Fruška Gora e Sremski Karlovci
Ultima tappa del nostro breve tour in Serbia. Restiamo in Vojvodina e facciamo un breve giro lungo le dolci colline di Fruška Gora, un parco nazionale istituito nel 1960 dove sorgono diversi monasteri tra i più antichi e venerati di tutto il paese. Il capoluogo della zona è la bella cittadina di Sremski Karlovci dove ritroviamo lo stile tipicamente asburgico di Novi Sad con i suoi bei palazzi ottocenteschi e due chiese, una ortodossa e una cattolica, affacciate sulla piazza principale.

Sremski Karlovci è anche famosa per le sue cantine vinicole, che purtroppo non abbiamo avuto il tempo di visitare. Nella regione di Fruška Gora è molto diffusa la coltura degli alberi da frutta e in special modo della vite e qui vengono prodotti alcuni tra i migliori vini della Serbia.

Ma il motivo principale per cui tanti serbi e turisti visitano Fruška Gora sono senza dubbio i suoi monasteri (se ne contano ben 16). Noi abbiamo visitato il monastero di Krušedol, uno dei più importanti e affascinanti della Serbia. Il monastero fu costruito a partire dal 1509 per ordine del principe Lazar Branković ed è dedicato a San Michele Arcangelo.

Caratteristica peculiare del monastero di Krušedol è la presenza di affreschi anche all’esterno dell’edificio, ben conservati sulla parete sormontante l’ingresso della chiesa. All’interno si trova una possente iconostasi con icone risalenti al XVI secolo e tutto l’interno è decorato da affrreschi che raccontano la vita di Cristo, dei santi e della famiglia reale serba.

Un luogo di pace e serenità, molto importante per i serbi di fede ortodossa.
Qui finisce il nostro breve tour in Serbia, organizzato dall’Ente per il Turismo della Serbia. Non possiamo che ringraziare Aneta Uskoković per averci invitati e aver organizzato uno splendido tour nonché la nostra super guida Mirko Stanić, espertissimo di qualunque cosa riguardi la Serbia… e il Friuli!





Belgrado mi sembra una città ricca di contrasti e di luoghi assolutamente imperdibili. Una città che non ho ancora preso in considerazione ma che mi ispira molto: a misura d’uomo e con luoghi storici assolutamente valevoli. La visiterei volentieri con la mia Mamma!
Mi è piaciuto molto questo vostro sconfinamento in Serbia! Belgrado, solo nel nome mi riporta a una storia passata ma per me non del tutto digerita e mi piacerebbe molto approfondire nella visita del Museo gli accadimenti di un paese che non c’è più. Ricordo un viaggio epico dei miei genitori in Jugoslavia negli anni ’70, me parlarono per anni e a me è rimasta la curiosità di conoscere e di capire tutto quello che è successo dopo
Hai fatto davvero un viaggio pazzesco! Non ho mai preso in considerazione questi territori della Serbia come meta in verità, credendo erroneamente che non ci fosse granchè da vedere. Invece mi sono letteralmente innamorata del tuo itinerario on the road e non ti nego che mi piacerebbe replicarlo al più presto.
Nonostante la storia abbia più volte ridefinito il volto della città, è una destinazione che mi piacerebbe vedere. Ricordo ancora gli aerei Nato che ci passavano sopra le teste per andare a bombardare, sembrava di essere stati catapultati in un film, ma era tutto vero
Non sono mai stata a Belgrado anche se ho letto molto a riguardo. Inutile dire che la sua storia merita attenzione e che visitare la città con consapevolezza consentirebbe di capire meglio molte cose, anche della nostra vicenda storica e politica (e non solo).
Un articolo semplicemente splendido: completo, appassionato, scritto con rigore ma senza pedanteria. Ho molto apprezzato il passaggio su Kalemegdan e le due chiese affacciate sul Danubio, così come il richiamo alle cicatrici ancora vive della storia recente. Mi è piaciuto anche l’equilibrio tra bellezza e memoria, e l’attenzione alla modernità controversa del Waterfront. Lo leggerò ancora, e terrò tutto a mente per quando riuscirò a visitare “la città bianca”.
È sempre bello partecipare ai press tour che permettono di scoprire, anche se a volte molto velocemente, nuovi posti. Mi piacerebbe molto visitare Belgrado!
Post molto interessante per conoscere Belgrado, una città culla di storia da visitare con attenzione e consapevolezza, la visita del museo penso sia fondamentale per comprendere meglio la storia di questo paese travagliato
Da tempo ho in mente di andare a Belgrado ma finora non sono mai riuscita a trovare la combinazione di voli a prezzi decenti nei giorni in cui potevo prendere ferie. Ma prima o poi arriverà il momento giusto, e magari qualche low cost inserirà una tratta diretta da Torino o da Milano!
Una città che mi affascina moltissimo e questo articolo me lo conferma. So che rimarrei colpita dai suoi contrasti, a partire dall’accostamento tra stili architettonici classici e brutalismo.
Molto apprezzati anche i consigli su dove mangiare, zona per zona!
Sono stata a Belgrado l’inverno scorso per un viaggio di lavoro e ho potuto visitare solo in parte la città. Ti ringrazio quindi per quest’articolo che racconta una Belgrado molto più completa rispetto a quello che ho potuto vedere e visitare io. Città molto interessante anche se, appunto, ho potuto vedere molto poco rispetto a tutto ciò che offre, anche in termini culturali, architettonici e urbanistici.