Sorica, foliage, Soriška planina

Soriška planina: tra montagne, storia e foliage

Approfittando del ponte del primo novembre, con un tempo spettacolare, ero molto indeciso su dove andare a farmi una bella camminata panoramica sulle montagne slovene, un trekking che non fosse troppo impegnativo e che magari includesse anche qualche aspetto storico/culturale oltre a quello paesaggistico: Soriška planina era decisamente il posto giusto per la mia passeggiata di fine ottobre!

Sorica, un idillio tipicamente sloveno… o quasi!

Sorica è un piccolo paese diviso in due parti, Zgornja Sorica (Sorica superiore) e Spodnja Sorica (Sorica inferiore) e fa parte del comune di Železniki, in Gorenjska (Alta Carniola). Si può raggiungere dall’Italia passando lungo il fiume Isonzo da Gorizia fino a Most na Soči e quindi lungo la tortuosa strada che costeggia il fiume Bača. È la stessa strada che porta al lago di Bohinj, ma in questo caso ci si ferma prima, a Sorica per l’appunto. Tante curve, ma ne vale la pena!

Andando a Sorica negli splendidi colori autunnali.
Soriška planina.
Andando a Sorica negli splendidi colori autunnali.

Sorica è situata in una posizione a dir poco idilliaca, completamente circondato dalle montagne che sfiorano i 2000 metri. Ampi pascoli, numerosi kozolec (essicatoi per il fieno), piccole case bianche col tetto spiovente e alte montagne, fanno di Sorica un posto tipicamente sloveno. È bellissima in estate, quando è verdissima e le mucche pascolano beatamente, ma è splendida anche in autunno quando il foliage la fa da padrone. Mentre d’inverno si viene qui a sciare, neve permetttendo.

Sorica è una Slovenia in miniatura!
Soriška planina.
Sorica è una Slovenia in miniatura!

In realtà, quello che oggi sembra il più sloveno dei luoghi, dal XIII secolo era in gran parte abitato da contadini e allevatori tirolesi originari dell’alta val Pusteria, vicino a San Candido/Innichen (oggi in Italia), mandati qui dal Vescovo di Freising (in Baviera), che all’epoca deteneva il potere su queste terre. Gli abitanti della zona parlavano un particolare dialetto sud-bavarese simile a quello tutt’ora parlato in Alta Pusteria: una piccola isola tedescofona ai piedi delle Alpi Giulie che è purtroppo andata perduta alla fine della seconda guerra mondiale.

Non ci sono parole per descrivere la bellezza di Sorica in autunno.
Soriška planina.
Non ci sono parole per descrivere la bellezza di Sorica in autunno.

In Slovenia Sorica è particolarmente conosciuta e amata, oltre che per la sua bellezza, anche per aver dato i natali al pittore Ivan Grohar (1867-1911) uno dei più importanti pittori impressionisti sloveni. Una statua di Grohar si trova a Spodnja Sorica non lontano dalla chiesa parrocchiale, all’interno della quale sono conservati alcuni suoi dipinti religiosi in stile realista.

Spodnja Sorica, patria del del pittore impressionista Ivan Grohar.
Soriška planina.
Spodnja Sorica, patria del del pittore impressionista Ivan Grohar.

A fine ottobre/inizio novembre quest’anno c’era ancora uno splendido foliage tutto attorno al doppio villaggio di Sorica, mentre salendo più in alto la maggior parte degli alberi aveva già perduto le foglie: consiglio di visitare queste zone un po’ prima, magari attorno alla prima metà di ottobre, per avere il massimo della bellezza autunnale.

Soriška planina, tra sciatori e antichi confini

Superiamo Zgornja Sorica, che sfiora i 1000 m di altitutine, per salire ancora un po’ tra boschi e stretti tornanti, fino ad arrivare a quota 1307 alla base della Soriška planina, oggi nota per lo più per il piccolo e relativamente economico comprensorio sciistico con 7,5km di piste (inclusa una nera), una seggiovia e 3 skilift. Un luogo molto popolare tra le famiglie nei mesi invernali, ma forse ancora di più nei mesi caldi, quando decine di escursionisti vengono qui per salire sulle sue facili cime e ammirare uno dei panorami più belli della Slovenia sulle Alpi Giulie.

Soriška planina, alla base delle piste da sci, qui comincia la nostra camminata.
Soriška planina, alla base delle piste da sci, qui comincia la nostra camminata.

In autunno è ancora più bello salire da queste parti, specie negli ultimi anni, visto il tempo estremamente soleggiato e decisamente più fresco rispetto all’estate. Con in più la magia del foliage autunnale grazie alla presenza di tanti splendidi larici e aceri, che però al 31 ottobre erano già in gran parte spogli a questa altitudine. Da tornare un po’ prima l’anno prossimo! 😉

Si sale lungo le piste da sci, sotto la seggiovia Lajnar.
Si sale lungo le piste da sci, sotto la seggiovia Lajnar.

Si lascia l’auto nell’ampio parcheggio alla stazione di valle della seggiovia e si comincia a salire. Sono 5 le “vette” della Soriška planina, tutte sotto i 2000 metri e niente di impegnativo. La cosa bella è che si può fare un anello, passando da una cima all’altra, con minimo dislivello una volta saliti in quota. E il panorama diventa sempre più bello man mano che ci si avvicina alle Giulie.

Sua maestà il Triglav già compare dalla vetta del Dravh.
Sua maestà il Triglav già compare dalla vetta del Dravh.

Si sale quindi sotto la seggiovia, è il pezzo più ripido e noioso se vogliamo, visto che siamo in mezzo a una pista da sci, ma le gambe fresche salgono agevolmente fino alla prima sella da cui si gode un bel panorama sulla valle di Sorica. Qui si fa una piccola deviazione per salire sulla prima vetta, il Dravh a 1548 m, e prima bella panoramica sulla zona. Si vede tutto, dal Triglav in mezzo alle Alpi Giulie, alle Kamniške Alpe e le Caravanche.

La vista dal Dravh è a dir poco spettacolare!
La vista dal Dravh è a dir poco spettacolare!

Torno indietro sui miei passi fino alla sella precedente e risalgo verso la seconda cima della giornata, il Lajnar (1549m), dove arriva la seggiovia: nel periodo estivo si può salire comodamente seduti fin qui, risparmiandosi la parte più faticosa della giornata, scelta ideale per chi non ama le salite ripide.

Il primo bunker della giornata, oggi segna la vetta del monte Lajnar.
Soriška planina.
Il primo bunker della giornata, oggi segna la vetta del monte Lajnar.

Il monte Lajnar è il primo dei monti di Sorica dove anche la storia fa capolino. Questa zona, dal 1920 al 1945 è stata terra di confine, quel confine stabilito dal Trattato di Rapallo, stipulato nella città ligure tra il Regno d’Italia e il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni (SHS) alla fine della Grande Guerra. La zona di Sorica apparteneva al Regno SHS, mentre la valle della Bača, da Podbrdo fino al monte Lajnar era già Italia. Da sottolineare che nessun italiano viveva da queste parti e quei 25 anni sono stati particolarmente pesanti per la popolazione slovena della zona, specialmente durante il fascismo.

Il forte italiano sul monte Lajnar.
Il forte italiano sul monte Lajnar.

Le vette della Soriška planina erano tutte attraversate da quello che ancora oggi è chiamato “confine di Rapallo” (Rapalska meja) dove l’esercito italiano aveva costruito fortificazioni, bunker, caserme e impianti di risalita per trasportare il materiale bellico e da costruzione. Ancora oggi gran parte di queste opere del genio militare italiano sono visibili e in parte visitabili.

All'interno del forte, guardando il Porezen.
All’interno del forte, guardando il Porezen.

Sulla vetta del Lajnar, proprio dietro la stazione di monte della seggiovia, incontriamo il primo bunker italiano, che oggi fa da segnavia. Subito sotto, sul versante che guarda verso la Baška grapa e le vette del Črna Prst e del Porezen, si trova il più importante dei reperti del confine di Rapallo, un forte scavato sotto la cima della montagna, ottimamente conservato e visitabile liberamente dagli escursionisti che arrivano fino a qui.

All’interno del forte si attraversa un lungo corridoio con soffitto a volta, raggiungendo tutte le stanze e infine la zona delle cucine e dei bagni dei soldati italiani. Una tabella fuori dal forte racconta la storia dei soldati italiani di stanza su questo monte. Da qui partono 3 percorsi tematici lungo il confine di Rapallo, uno facile, uno medio e uno difficile: a differenziarli è essenzialmente la lunghezza (1h, 2h, 3,5h). Io ho scelto il percorso intermedio, il più interessante.

Tempo di ripartire! Da qui in poi l’escursione ha un dislivello molto contenuto. Si può salire su tutte le cime, oppure saltarne qualcuna, il percorso cambia di poco e c’è ampia scelta di sentieri. Scelgo di saltare la cima del monte Slatnik (1599m) costeggiandolo dal lato sud fino ad arrivare alla stazione di monte di una vecchia teleferica, anch’essa costruita dall’esercito regnicolo italiano. Si trattava di una doppia teleferica che partiva da Podbrdo, oggi non più esistente, di cui rimane solo questa piccola parte lasciata come monumento alla tecnica.

La teleferica costruita dall'esercito italiano.
La teleferica costruita dall’esercito italiano.

Proseguo quasi in piano fino alla grande caserma della guardia di frontiera, sotto il monte Kor (1597m): è stata una delle prime costruzioni militari a essere costruite in questo settore del confine di Rapallo. Usata in seguito dai pastori e come rifugio, è purtroppo oggi chiusa e in stato di abbandono, d’estate luogo di ricovero per le greggi di pecore.

La caserma della guardia di frontiera, oggi in abbandono.
La caserma della guardia di frontiera, oggi in abbandono.

Dalla stazione della teleferica un sentiero in discesa (che fa parte del percorso lungo) conduce fino alla fortezza scavata nella roccia viva del Vrh Bače (1273m), affascinante a giudicare dalle foto, ma un po’ fuori mano, ho quindi preferito concentrarmi nella zona attorno alla cima del Možic (1609m), indubbiamente la più panoramica.

Un bunker con vista sul Triglav: niente male!
Un bunker con vista sul Triglav: niente male!

In questa zona abbondano i bunker scavati dall’esercito italiano, tutti liberamente visitabili. Fondamentale avere con sé una buona torcia (in mancanza d’altro va bene anche quella del telefono) perché all’interno è completamente buio e i corridoi tendono a zigzagare tra una stanza e l’altra, bloccando la luce che arriva dall’entrata. I bunker sono vuoti e si arriva sempre fino al punto dove erano installate le mitraglie, da cui si gode quasi sempre una splendida vista.

La spettacolare vista dal Možič, fino a Bohinj e al Triglav.
La spettacolare vista dal Možic, fino a Bohinj e al Triglav.

La vista panoramica è senza dubbio uno dei motivi per salire fin qui: dalla cima del monte Možic è come essere su un balcone sospeso di fronte alle Alpi Giulie. La sagoma del Triglav è inconfondibile e si staglia proprio di fronte. Accanto a lui tante altre cime degradano fino al lago di Bohinj, parzialmente visibile, inclusa la bella chiesa di San Giovanni battista a Ribčev Laz e si vede anche il lago di Bled col suo castello.

La cima del Možič, con le Giulie e il Triglav alle spalle.
La cima del Možic con le Alpi Giulie e il Triglav alle spalle.

Se ci voltiamo verso destra si vede la catena delle Caravanche con lo Stol a troneggiare, la piana di Kranj e quindi le Alpi di Kamnik e Savinja, capeggiate dal Grintovec. Continuiamo a girarci e vediamo il vicino Ratitovec, sotto Sorica dominata dal Porezen e il Črna Prst che protegge Podbrdo e la valle della Bača. Una vista davvero a 360 gradi su gran parte delle montagne slovene. Semplicemente meravigliosa.

Anche la vetta del Možic, come sul Lajnar, è segnata dalla testa metallica dell’ennesimo bunker, una delle foto più classiche, iconiche e ovviamente instagrammabili di questa zona, magari col Triglav alle spalle a fare da degna cornice. È tempo di proseguire il giro e di tornare a valle, le giornate autunnali sono brevi e il tempo stringe. La discesa è agevole e in gran parte su carrareccia che conduce fino al parcheggio.

Informazioni utili

  • Seguire le indicazioni per Soriška planina e parcheggiare l’auto nell’ampio parcheggio presso la seggiovia.
  • Il percorso circolare intermedio dura circa 2 ore partendo dall’arrivo della seggiovia.
  • Partendo dal basso, prendendosela comoda e salendo su diverse cime ho impiegato poco più di 5 ore, camminando per 10,4 km con un dislivello di 490 m.
  • Il percorso è ad anello e si può allungare o accorciare facilmente, verificando sulla mappa (meglio se online).
  • È presente ottima copertura mobile su (quasi) tutto l’altipiano.
  • Al parcheggio è presente un piccolo albergo con ristorante aperto anche fuori stagione.

Potete vedere il percorso completo e scaricare il file gpx della mia escursione da questa pagina.

Carlo Ghio

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

12 commenti