La festa di San Martino, “martinovanje” in sloveno, è tra le più popolari e amate in Slovenia. Conosciuta anche in Italia e altrove in Europa, è una festa che in realtà affonda le proprie radici in un passato pagano. Quali sono le usanze slovene per la festa di San Martino e quali antichi riti pagani si specchiano in esse? Andiamo a scoprirlo!
Chi era San Martino?
Innanzitutto, chi era il Santo che si festeggia l’11 novembre? San Martino di Tours nacque nel 316 a Sabauria Sicca, l’odierna Szombathely in Ungheria, all’epoca un avamposto dell’impero romano. Suo padre era un tribuno militare e non a caso diede al figlio il nome di Martino, in onore del Dio della guerra Marte. In seguito a un editto imperiale che obbligava i figli dei veterani militari ad arruolarsi nell’esercito romano, anche Martino diventò soldato e fu inviato in Gallia. Lì avvenne un evento che stravolse la sua vita e che ancora oggi è il più conosciuto e raffigurato nell’iconografia di questo Santo.

Una notte d’inverno, mentre era di ronda, Martino incontrò un mendicante che soffriva il freddo. Impietosito, tagliò il proprio mantello e ne diede metà al poveretto. La notte seguente vide in sogno Gesù che indossava proprio quella metà. Al risveglio Martino si accorse che il suo mantello era integro. Questo evento lo scosse così tanto da spingerlo a farsi battezzare. Dopo alcuni anni lasciò la carriera militare e divenne monaco, fondando uno dei primi monasteri in terra francese. Divenne infine vescovo di Tours, pur contro la propria volontà e mantenendo sempre uno stile di vita modesto, continuando a vivere nella sua cella da monaco.

Dopo la sua morte il suo culto ebbe larga diffusione in tutta Europa. Anche in Slovenia è un Santo molto amato, tanto che sono quasi 100 le chiese a lui dedicate. Tra l’altro, le chiese dedicate a San Martino sono tra le più antiche in terra slovena: il suo culto, infatti, si diffuse soprattutto intorno al decimo secolo. A lui venivano dedicate in particolare le chiese erette nei luoghi dove prima sorgevano centri di culto pagano, in quanto San Martino era celebrato come uno dei più ferventi missionari in lotta contro il paganesimo. Curioso che proprio la festa per il suo onomastico si sia innestata su precedenti festività pagane!
Usanze di San Martino, tra cibo e vino
Tra gli aspetti più noti della festa di San Martino è senz’altro la maturazione del mosto che, secondo la tradizione, intorno all’11 novembre si trasforma in vino nuovo, come recita il famoso proverbio: “A San Martino ogni mosto diventa vino”.

In Slovenia questo aspetto è molto sentito soprattutto nelle zone vitivinicole, da Brda (Collio), alla Valle del Vipacco (Vipavska dolina) e alla Štajerska. In queste regioni in occasione della festa di San Martino si organizzano diversi eventi il cui protagonista è il vino novello, accompagnato da piatti tipici del martinovanje.

Secondo un’antica tradizione slovena, prima di diventare vino il mosto va benedetto. Questo può accadere in tre modi: con una celebrazione formale tenuta da un sacerdote, con la benedizione eseguita dal vignaiolo stesso con un rametto di rosmarino bagnato di acquasanta oppure in un modo più scherzoso e ironico. In quest’ultimo caso una persona travestita da vescovo, aiutata da un finto chierichetto, imbastisce una parodia del rito ecclesiastico tutta incentrata sul vino e sui cibi tipici che accompagnano la festa di San Martino, condita da battute e canzoncine umoristiche.

Quest’usanza scherzosa fa capire perché in Slovenia la festa di San Martino venga chiamata anche “carnevale d’autunno”. In passato, infatti, il “martinovanje” rappresentava per la popolazione l’ultima occasione per festeggiare in allegria prima del periodo antecedente il Natale, che un tempo era considerato come una sorta di Quaresima, con digiuno e penitenza.

Anche per questo motivo per San Martino oltre al vino non poteva mancare una tavola ben imbandita alla quale si riuniva tutta la famiglia. La festa coincideva tra l’altro con il periodo della macellazione del maiale (in sloveno “koline”) e quindi il cibo abbondava. Ma l’animale più tipico consumato in Slovenia per il banchetto di San Martino è l’oca, tradizione tra l’altro viva anche in Austria, Germania e Scandinavia. Non a caso San Martino viene spesso raffigurato in compagnia di un’oca. Ma per quale motivo?

Secondo la leggenda, San Martino, dopo aver saputo che volevano nominarlo vescovo, si nascose in un’aia piena di oche, che però facendo rumore rivelarono il suo nascondiglio, costringendolo ad accettare la nomina.

In realtà gli studiosi hanno evidenziato che l’oca associata a San Martino ha origini ben più antiche: pare infatti che fosse usata come animale sacrificale nei riti pagani autunnali. La leggenda Di San Martino e le oche è in effetti di origine ben più tarda, forse creata apposta per dare una spiegazione cristiana alla presenza di questo animale nell’iconografia legata al Santo.
Tra festa cristiana e riti pagani
Ma l’oca non è l’unico elemento che riporta le usanze di San Martino a radici precristiane. Secondo alcuni etnologi i festeggiamenti di San Martino, incentrati su vino e cibo, sono un’eco dei banchetti rituali pagani che si svolgevano alla fine dell’autunno e che avevano due scopi: da un lato ringraziare le divinità per l’abbondanza del raccolto e dall’altro propiziare una buona annata per l’anno seguente.

Ma le divinità non erano le uniche a dover essere omaggiate: durante questo periodo dell’anno gli spiriti degli antenati tornavano sulla terra ed era necessario ingraziarseli facendo loro dei doni, di solito in cibo e bevande.
In alcune regioni slovene è ancora viva l’usanza, dopo il banchetto di San Martino, di lasciare i resti del cibo sul tavolo assieme a un po’ di vino. Si dice, infatti, che le anime del purgatorio durante la notte facciano visita alla casa ed è necessario lasciare loro qualcosa, anche per garantire un buon raccolto per l’anno successivo. Il parallelismo con i riti propiziatori pagani è evidente.

Secondo l’etnologo Niko Kuret la figura di San Martino ha sostituito una divinità pagana. Come è accaduto per altre festività legate ai Santi (per esempio San Nicolò o San Giovanni Battista), anche in questo caso la Chiesa, non potendo cancellare una tradizione antica molto popolare e radicata, l’ha trasformata e plasmata cercando di ricoprirla con contenuti cristiani.
Al di là dell’aspetto storico ed etnografico, il martinovanje è una festa ancora oggi molto sentita e autentica, per cui è un’esperienza che merita provare se siete in Slovenia a metà novembre. Che vi troviate tra le colline di Brda, in Istria, nelle città e nelle campagne della Štajerska o in Pomurje, il martinovanje con le sue diverse sfumature regionali saprà coinvolgervi e conquistarvi.




Che bello vivere la vendemmia in modo così autentico. benedire la maturazione del mosto significa proprio enfatizzare e proteggere il folklore popolare. Adoro questo genere di festività e spero di poterla vivere il prossimo anno, grazie ai tuoi consigli.
Mi hai fatto tornare in mente tanti ricordi perché mia nonna era originaria di un piccolo paesino tra Langa e Roero, e anche lì anni fa si festeggiava San Martino, forse anche per il legame della zona con la produzione di vino. Non credo che ad oggi sia ancora viva questa tradizione. Tra le cose che mi ispirano della Slovenia c’è proprio il fatto che queste tradizioni siano ancora mantenute e celebrate in maniera coinvolgente.
Assisterei volentieri ad una benedizione del vino con il finto vescovo e chirichetto e ancor di più amerei provare i piatti della tradizione, assaggiando l’oca!
Proprio accanto a Pavia si trova San Martino Siccomario che prende il nome da San Martino da Tours, che qui si dice abbia donato il mantello al povero compiendo il miracolo.
Vedo che in Slovenia è molto sentita la sua festività e, come si conviene, è giusto mangiare a sazietà per festeggiare!
Mi piacerebbe molto partecipare alla festa di San Martino, un’esperienza davvero unica. Spero che, con il tempo, queste tradizioni non vengano dimenticate dalle nuove generazioni.
Non conoscevo la storia di San Martino e tantomeno l’usanza di festeggiarlo l’11 novembre. La chiesa a lui dedicata, la trovo una vera e propria bellezza! Mi diverte molto questo punto di incontro tra sacro e profano, e i piatti descritti fanno davvero venire l’acquolina in bocca. Grazie per avermi fatto conoscere qualcosa che prima ignoravo! 🙂
È stato davvero interessante scoprire la celebrazione di questa festa, naturalmente la conoscevo come tradizione ma non pensavo fosse così sentita e celebrata
Un articolo davvero interessante e ben scritto che esplora la tradizione del Martinovanje in Slovenia! Le origini pagane della festa di San Martino e il suo legame con la cultura slovena sono raccontati davvero in modo dettagliato, mettendo in evidenza i riti, il cibo, il vino e le usanze locali. Per chi desideri scoprire una delle tradizioni più autentiche della Slovenia, questo articolo è un’ottima guida!