Sutrio e la magia della Carnia: soggiorno all’Albergo Diffuso

Sutrio e la magia della Carnia: soggiorno all’Albergo Diffuso

Il Friuli Venezia Giulia è la regione dove viviamo e da dove partiamo per esplorare la nostra amata Slovenia. Ma alla volte ci piace anche rimanere al di qua del confine e conoscere meglio la nostra regione. Di recente siamo stati invitati a scoprire la magia della Carnia, senza dubbio una delle zone di montagna più affascinanti del Friuli, e in particolare la zona di Sutrio con il suo Albergo Diffuso che negli anni è diventato una solidissima realtà ai piedi del monte Zoncolan.

Dove il tempo rallenta: il nostro arrivo a Sutrio

Ci sono luoghi che ti accolgono in silenzio, senza bisogno di parole. Sutrio, piccolo borgo incastonato tra i monti della Carnia, è uno di questi. Appena arrivati, ci è sembrato che il tempo rallentasse: le case di pietra, il profumo del legno, il suono dei passi sul selciato. Tutto invitava a respirare piano.

Situato ai piedi del Monte Zoncolan, Sutrio è conosciuto come il “paese dei falegnami”: qui il legno non è solo mestiere, ma cultura, memoria, identità. Negli ultimi anni è diventato anche “il paese dei presepi di legno” e nel periodo natalizio sono tanti i turisti che arrivano fin qui per vedere questi piccoli capolavori artigianali. Il grande presepe in legno di Sutrio è stato anche esposto in Vaticano nel 2022 per poi tornare a casa e ci accoglie davanti all’ufficio del Turismo, dove prendiamo la chiave della nostra casetta per questi giorni.

Siamo arrivati per un fine settimana di quiete, ospiti dell’Albergo Diffuso di Sutrio. Due notti nella nostra piccola casa di montagna, immersi nel ritmo vero del borgo.

Dormire all’Albergo Diffuso di Sutrio: un borgo che diventa casa

L’Albergo Diffuso è più di un hotel: è un progetto che restituisce vita ai borghi antichi, trasformando le case in accoglienti dimore per i viaggiatori. La nostra casetta a Sutrio, chiamata Rosa delle Alpi 3, interamente in legno, è un rifugio perfetto: travi a vista, profumo di legno, tutto nuovo e al contempo antico.

A guidare questo progetto c’è Silvio Ortis, presidente dell’Albergo Diffuso di Sutrio — personaggio carismatico, guida esperta e anche vincitore della trasmissione 4 Hotel con Bruno Barbieri. Silvio è un uomo che conosce la sua terra palmo a palmo, e la racconta con passione, ironia e quella simpatia contagiosa che rende ogni esperienza memorabile.

All’Albergo Diffuso abbiamo capito che l’ospitalità non si misura in stelle, ma in incontri.

La nostra casa, situata all’ingresso del paese, proprio di fronte all’ottimo birrificio artigianale Bondai, fa parte di un antico complesso di case rurali, ottimamente restaurate. Al suo interno si trova un piccolo appartamento completamente autonomo, con il suo cucinino, il tavolo per mangiare, il bagno e, al piano superiore, due camerette con un letto matrimoniale e uno singolo.

La sera si può scegliere il menu della colazione (il prezzo varia a seconda della quantità di pietanze ordinate) e l’indomani, all’ora scelta, un’inserviente porta un bel cesto di vimini pieno di prelibatezze locali a km zero (o quasi) con cui cominciare alla grande la giornata. E il cibo, in Carnia, è davvero buono e genuino.

Abbiamo soggiornato 2 notti presso la nostra casetta a Sutrio e abbiamo dormito molto bene: il letto matrimoniale era molto comodo anche grazie al “mitico” topper amato da Bruno Barbieri! La casetta va benissimo per 2 persone o anche in 3, c’è spazio per tutto, inclusa, ovviamente, l’auto nel cortile. Tutto a Sutrio è raggiungibile a piedi, ma l’auto è sicuramente fondamentale per muoversi nei paesi vicini.

Lanternata nel bosco: una notte magica

La prima sera, una volta calato il buio, siamo tornati all’ufficio informazioni turistiche per partecipare alla prima delle 4 “experience” che ci sono state proposte da Visit Zoncolan: la lanternata nel bosco, una delle esperienze più suggestive offerte dall’Albergo Diffuso. Ad attenderci c’era Silvio Ortis in persona, il vulcanico presidente dell’Albergo Diffuso di Sutrio.

Guidati da Silvio, abbiamo percorso un sentiero nel cuore della notte, illuminati solo dalle nostre lanterne. Si parte dal centro del paese, di cui si visitano alcuni tra gli scorci più antichi e significativi, tra antichi “stavoli” (stalle e rimesse per il fieno), vecchie fattorie e case borghesi del paese, per poi inoltrarci nel bosco.

Ogni passo svelava un profumo nuovo: resina, terra, muschio. È bello camminare in silenzio, al buio, rischiarati solo dalle nostre piccole lanterne, con Silvio che ci racconta la storia millenaria di queste terre. Dai primi insediamenti ai piedi delle ripide rocce che un tempo si affacciavano su un lago ora scomparso, fino ai pascoli in passato punteggiati da animali e oggi diventati bosco.

Alla fine del percorso, un po’ intirizziti dal freddo, siamo tornati all’ufficio turistico dove Silvio ci ha preparato al volo una degustazione di prodotti tipici della Carnia: formaggio dell’Alto But, salumi, miele, pane, vino e la mitica “varhackara“, un pesto tradizionale, a base di lardo, ritagli di salame, speck, guanciale e ossocollo, aromatizzato con erbe aromatiche. Una serata semplice, eppure perfetta.

Sotto le stelle, con la luce delle lanterne a danzare tra i rami, abbiamo capito che il lusso più grande è il tempo condiviso in un luogo vero.

Erbe spontanee e saperi antichi

Il mattino seguente, il viaggio è proseguito tra i prati e i boschi insieme a Ursula Puntel, titolare di una piccola azienda agricola a Cleulis. Ursula è una di quelle persone semplici, gentili ma tenaci che vivono in armonia con la terra: conosce ogni pianta, ogni fiore, ogni erba che cresce libera. Lei, che ha studiato in città, è tornata nella sua Carnia per dedicare la sua vita alla terra, ai suoi animali e anche ai (pochi e selezionati) turisti che vogliono provare dal vivo la vita in Carnia.

Con lei abbiamo imparato a riconoscere le erbe spontanee di montagna — la malva, il tarassaco, la piantaggine, il timo… — e a scoprirne gli usi antichi: infusi, tisane, rimedi naturali.

Camminando lungo i sentieri che salgono ripidi in mezzo ai prati e ai boschi sopra Cleulis, Ursula ci ha raccontato storie di donne che un tempo curavano la famiglia con ciò che la natura offriva. La Carnia è terra di donne, qui vigeva il matriarcato, gli uomini, i cramars, andavano a cercar fortuna all’estero mentre le donne restavano in paese a prendersi cura dei figli, degli animali, di tutto. E così anche lei porta avanti la tradizione ancora oggi.

Alla fine della passeggiata, dopo aver conosciuto il vitellino e le 2 mucche di Ursula, siamo arrivati alla sua piccola fattoria, con una splendida vista sulla vallata e sui monti. Faceva un po’ freddino per cui siamo entrati e ci siamo goduti un’ottima degustazione di prodotti naturali che la Carnia, con la maestria di Ursula e degli altri allevatori e agricoltori carnici, ci regala.

Nel bosco tra natura e creatività: arte, legno e storia

Il pomeriggio è stato dedicato a una nuova esperienza guidata da Silvio Ortis chiamata: “Nel bosco tra natura e creatività”. Una passeggiata tra alberi, torri e legno — quella materia viva che, per i carnici, è quasi sacra.

Ci siamo incontrati con Silvio presso la Torre Moscarda, poco dopo Paluzza, un’antichissima torre, unica testimonianza di un antico complesso difensivo-doganale dei tempi degli antichi romani noto come Castrum Moscardum. Il sito era strategico perché la valle in quel punto si restringe, rendendo più facile il controllo delle vie di traffico verso il passo del Passo di Monte Croce Carnico.

Attorno alla torre si trova un complesso di gallerie e bunker costruito negli anni del fascismo e facente parte del Vallo Alpino del Littorio, un’immensa fortificazione per proteggere i confini del Regno d’Italia dai paesi vicini, che non fu mai conclusa né utilizzata e che oggi è qui letteralmente “mangiata” dal bosco che negli anni si sta riprendendo il “suo” terreno.

Nel bosco, attorno alla torre e ai bunker, è stato allestito un percorso artistico con opere interamente realizzate in legno. Tra un racconto e l’altro, Silvio ci ha invitati a toccare, osservare, creare. “Il legno parla,” ci ha detto, “basta saperlo ascoltare.” E in quel momento, con un piccolo pezzo di legno tra le mani, abbiamo sentito davvero la voce della montagna.

Alla fine del giro Silvio ci ha portati anche a Casteons, vicino a Paluzza, per visitare la storica sega veneziana ad acquaSiê di Toni da Fuce“, un capolavoro di ingegno che un tempo serviva a tagliare il legno sfruttando la forza del torrente. Dietro la segheria si trovava un antico borgo in pietra oggi largamente abbandonato che avrebbe bisogno di importanti investimenti per tornare al suo antico splendore.

Sapori di Carnia: dal Caseificio Alto But alle fattorie di Sutrio

Nessun viaggio in Carnia sarebbe completo senza scoprire i suoi sapori. Così, la mattina della domenica, sempre con l’immancabile Silvio, siamo andati al Caseificio Alto But, dove si producono formaggi secondo la tradizione ed esclusivamente con latte locale.

Prima di visitare il caseificio, siamo andati in auto lungo il percorso didattico “Fattoria diffusa”, visitando alcune fattorie di Sutrio, dove la vita scorre ancora seguendo il ritmo del sole e delle stagioni. Tra caprette, mucche, tante pecore, galline e volti duri ma sorridenti, abbiamo scoperto la forza di una comunità che sceglie di restare, di custodire la propria terra con rispetto e amore.

Ultima tappa prima di rientrare in caseificio, l’allevamento di trote La Trute in acqua sorgiva di montagna. Dove ovviamente abbiamo fatto shopping! Nel frattempo sulla cima dello Zoncolan era caduta la prima neve della stagione. Freddo, ma bello!

Visitando il caseificio (che la domenica era chiuso), Silvio ci ha mostrato le diverse fasi della lavorazione del formaggio, del burro, della ricotta, concludendo il nostro tour con l’immancabile degustazione all’interno dello spaccio (che è sempre aperto anche la domenica mattina): il celebre formadi frant, i formaggi di malga freschi e invecchiati, le caciottine fresche, affumicate e il mitico Pastorût, la risposta friulana al gorgonzola! Sapori veri, pieni, che raccontano la montagna meglio di mille parole.

Dove mangiare a Sutrio: Enoteca Il Marangon e Agriturismo Naunal

Mentre la prima sera abbiamo fatto la degustazione con Silvio, la seconda sera abbiamo comodamente e splendidamente cenato all’Enoteca Il Marangon, nel cuore del paese. Un luogo accogliente e curato, dove la tradizione incontra la creatività. Fa parte della stessa famiglia che gestisce la celebre Osteria Da Alvise, poco lontano, ma in versione più “giovanile”, se possiamo dire. Qui, ci ha detto uno dei due proprietari, Filippo della Pietra, pare vengano anche tanti sloveni amanti dello sci.

Da Il Marangon il menu è vario, moderno, non tipicamente tradizionale, ma con tutti gli ingredienti del territorio e della tradizione. Mentre Carlo si è mangiato uno strepitoso burger gourmet, Sara si è presa un filetto di trota cucinato a bassa temperatura. Entrambi squisiti. Come se non bastasse abbiamo preso anche delle crocchette al formadi frant e alla varhackara e infine un ottimo dolce da dividerci. Tutto buonissimo e porzioni estremamente generose.

Un’esperienza culinaria che unisce eleganza e autenticità, proprio come Sutrio.

L’ultimo giorno, prima di ripartire, abbiamo invece pranzato all’Agriturismo Naunal, immerso nel verde, nel vicino borgo di Noiaris. Un vero agriturismo di una volta, dove tutto è rigorosamente del territorio e dove non potevamo non assaggiare i mitici cjarsons, il piatto più famoso della Carnia, nella sua versione dolce, ma anche altre bontà tutte rigorosamente locali e buonissime.

Il proprietario dell’agriturismo Naunal, Maurizio Zoff, è un altro personaggio incredibile. Caloroso, simpaticissimo e super appassionato motociclista, ha allestito un piccolo museo con tutte le sue moto da cross. Il luogo è idilliaco, con lo Zoncolan innevato a fare da cornice a questo splendido ambiente montano. E ovviamente non mancano gli animali, tra cui anche un simpatico lama!

Sutrio, cuore autentico della Carnia

Passeggiare per Sutrio e i borghi vicini è come entrare in un piccolo museo a cielo aperto. Le antiche case di pietra, gli stavoli, le fontane, le botteghe degli artigiani del legno raccontano secoli di storia.

Ogni settembre, durante l’evento Magia del Legno, il paese celebra la propria identità: scultori, artigiani e curiosi animano le vie, trasformando Sutrio in un laboratorio creativo a cielo aperto.

Ma anche lontano dagli eventi, Sutrio conserva la sua magia. Qui la vita è fatta di cose semplici: un saluto per strada, il rumore della sega in una bottega, il profumo del pane appena sfornato.

È un borgo che ti insegna che la lentezza non è immobilità, ma modo di vivere con consapevolezza.

All’Albergo Diffuso di Sutrio abbiamo vissuto un weekend di autenticità e scoperta. Abbiamo camminato nei boschi di notte con Silvio, imparato a riconoscere erbe spontanee con Ursula, visitato fattorie e degustato formaggi, cenato in ristoranti dove il territorio si fa racconto.

Sutrio ci ha insegnato a rallentare, ad ascoltare e a lasciarci sorprendere dalle cose semplici.
E forse è proprio questo il segreto della Carnia: una terra che non ti conquista con clamore, ma ti entra nel cuore in punta di piedi.

Sara Terpin

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