La Slovenia è uno dei paesi in Europa dove si trovano più orsi, addirittura, in proporzione al suo territorio relativamente piccolo, è il paese europeo con la più alta percentuale di plantigradi in assoluto. C’è una zona, a poco più di 1 ora a sud di Lubiana, dove le foreste coprono gran parte del territorio e questi grandi mammiferi regnano (quasi) indisturbati: è la regione del Kočevsko.
Kočevsko: una terra bella e selvaggia
Selvaggia, ma accogliente (divje, a prijazno), questo è lo slogan della regione del Kočevsko ed è decisamente azzeccato. Attorno alla città di Kočevje, l’unico centro abitato di una certa dimensione, si estendono prati e soprattutto foreste. Si dice che circa il 90% del comune di Kočevje, che è il più grande di tutta la Slovenia, sia ricoperto dai boschi!

Nella regione del Kočevsko non ci sono solo boschi “normali”, ma anche vere e proprie foreste vergini protette dall’UNESCO. Qui vivono i 3 grandi carnivori europei: l’orso, il lupo e la lince. Con tanta pazienza e un po’ di fortuna è possibile vederli dal vivo. Kočevsko è anche la terra dei kočevarji, una popolazione di lingua tedesca che ha vissuto in questa zona fino alle due guerre mondiali. Purtroppo la loro storia in queste terre è pressoché sparita a partire da un centinaio d’anni fa e oggi sono rare le testimonianze di questo popolo.
Kočevje: la piccola Venezia del Kočevsko
Forse il paragone è un po’ azzardato, ma Kočevje è senza dubbio caratterizzata dalle acque del fiume Rinža che scorre sinuoso attorno alle belle case del capoluogo. Kočevje un tempo doveva essere una bellissima città, era ricca, con una borghesia intraprendente. Qui arrivò l’elettricità prima che a Lubiana e la ferrovia portò ulteriore benessere. C’era la miniera di carbone e importanti industrie tessili e del legname. Ma poi arrivarono le guerre.

La prima guerra mondiale portò un nuovo stato, il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, che non vedeva di buon occhio la popolazione tedesca di Kočevje, che pian piano cominciò a emigrare. Quindi arrivò la seconda guerra mondiale: gran parte dei Kočevarji aderì entusiasticamente al nazismo, ma la zona fu occupata dall’Italia e Hitler, in accordo con Mussolini, decise di spostare la popolazione tedesca di Kočevje verso il Posavje, già occupato dal Reich. Molti Kočevarji emigrarono poi in Austria e in America alla fine della guerra.

Oltre ad aver perso gran parte della sua popolazione, Kočevje fu anche la seconda città più bombardata della Slovenia dopo Maribor. Molte delle belle case borghesi di Kočevje furono gravemente danneggiate, così come il castello che si trovava proprio al centro della città. E a quel punto arrivò la Jugoslavia: l’ideologia comunista non vedeva di buon occhio la borghesia, tanto meno quella tedesca che aveva simpatizzato per il nazismo, per cui le case danneggiate furono in buona parte abbattute, così come il castello, di cui non rimane più alcuna traccia.

Nonostante le tragedie del ventesimo secolo, Kočevje ha saputo rialzarsi e si presenta oggi come un piccolo centro davvero grazioso. Alcune vecchie case sono state restaurate, altre sono in fase di rinnovamento e la grandiosa chiesa parrocchiale, grande come una cattedrale, orgoglio dei kočevarji di un tempo, svetta col suo doppio campanile (e le scritte in tedesco all’interno). È una città con tanto verde, piste ciclabili, poco traffico, pulita e ben tenuta. Tipicamente slovena, ma con un tocco germanico.

La visita di Kočevje non può che iniziare un po’ fuori dal centro, presso il Pokrajinski muzej Kočevje, il museo regionale. La direttrice del museo, la signora Vesna Jerbič Perko, ci ha accolti con entusiasmo e ci ha fatto da guida attraverso le varie esposizioni, raccontandoci gli aspetti salienti della storia locale.
L’edificio che ospita il museo è ricco di significato per il popolo sloveno: dal 1° al 3 ottobre 1943 vi si tenne l’Assemblea dei deputati del popolo sloveno, che fu la prima rappresentanza direttamente eletta di un popolo occupato in Europa durante la seconda guerra mondiale. Subito dopo l’edificio fu danneggiato e ancora oggi nella grande sala centrale si possono vedere i fori dei proiettili nazisti attorno alla scritta “Narod si bo pisal sodbo sam” (“Il popolo si giudicherà da sé“).

Sono diverse le mostre allestite all’interno del museo, ma quella principale è senza dubbio quella riguardante la storia dei Kočevarji. Pressoché sparita la popoplazione alla fine della seconda guerra mondiale, negli anni seguenti sono spariti anche quasi tutti i loro villaggi, dati alle fiamme dall’esercito occupatore italiano. Rimasero le chiese, ma solo per poco: non piacevano molto al nuovo regime comunista e finirono per diventare delle cave di pietra per i nuovi abitanti della zona.

La principale attrazione di Kočevje si trova oggi fuori dal centro, a circa mezz’ora di passeggiata o 10 minuti di pedalata lungo piste ciclabili ed è il Rudniško jezero, detto anche Kočevko jezero, il lago della miniera di Kočevje. Oggi la miniera di lignite non c’è più, ma è rimasto un bellissimo lago artificiale che d’estate diventa la riviera di Kočevje. Un bel camminamento di legno porta ai vari pontili e alla spiaggia da dove i ragazzi e le ragazze si tuffano in acqua. Un bel bar domina la collina sopra il lago, con una vista splendida sui boschi del Kočevsko. Si può camminare attorno al lago, nuotare, andare in SUP o in barca a vela.
Kočevsko e le sue foreste
L’aspetto principale della regione del Kočevsko sono senza dubbio le sue foreste. Il 90% circa del territorio comunale, già di per sé enorme, è coperto da boschi. Gli alberi che vi crescono sono soprattutto faggi e abeti, ma non mancano tanti tigli, albero sacro per sloveni e tedeschi, specialmente nei paesi e presso le chiese.

Tantissime sono le possibilità di escursioni a piedi o in bicicletta all’interno dei boschi del Kočevsko. Tanti sono i percorsi tematici organizzati e curati dal centro turistico locale e ci vorrebbe davvero una vita per provarli tutti. Noi abbiamo avuto il piacere di fare un’escursione di circa 5 ore assieme alla bravissima guida e fotografa Petra Draškovič Pelc, attraverso, o per meglio dire, attorno alla foresta primordiale Krokar (Pragozd Krokar).

Il percorso a piedi non è lungo né impegnativo (c’è un po’ da scarpinare in salita ma niente di drammatico) e in teoria si può fare anche da soli (se si trova la strada!), ma avere una guida preparata come Petra cambia tutto e rende l’esperienza davvero molto più interessante. Siamo stati felicissimi di averla conosciuta e di aver passato una mattinata con lei.

Il Pragozd Krokar si trova in alto, sopra il mitico passo Strma Reber, amatissimo da ciclisti e motociclisti che porta a Osilnica. Ci si arriva su una strada sterrata non segnalata, si lascia l’auto in cima alla strada e si prosegue a piedi. Il percorso è perfettamente segnalato con il simbolo di tre alberelli stilizzati dipinti sulle cortecce degli alberi. Dopo aver camminato per un po’ si entra in una sorta di zona cuscinetto: non siamo ancora nella foresta vergine (dove non si può entrare) ma siamo già in una zona di protezione speciale dove gli alberi non si possono toccare, quel che cade resta lì, per sempre.

Quel che resta di un albero caduto, accanto a un altro faggio bello alto, fa da portale naturale al percorso che costeggia la foresta primordiale di Krokar. È difficile spiegare quello che si prova entrando in questo bosco, è come entrare in un santuario, la natura la fa da padrona assoluta, non esiste intervento dell’uomo, c’è pace, quiete, cantano gli uccellini e fischia un po’ il vento, si muovono le foglie, tutto attorno è solo verde e marrone degli alberi e grigio delle pietre.

Si sale fino alla cima di una collina da dove si apre una bella vista panoramica sulla valle del fiume Kolpa e poi si ridiscende nel bosco passando accanto a strane conformazioni di rocce tipicamente carsiche. Senza la nostra guida potrebbe sembrare, alla fine, semplicemente un bosco come tanti, lei invece ci sa spiegare tantissime cose, dalle tracce degli orsi (non solo impronte) all’evoluzione di questi boschi e dei suoi faggi che, dopo le glaciazioni, si sono diffusi da qui popolando tutta l’Europa .

Dopo aver scarpinato nel bosco e goduto di questa profonda immersione nella natura più incontaminata, si riprende l’auto e si torna a fondovalle dove ci attende un bel pic-nic con le prelibatezze locali: salame di selvaggina, formaggio, pane, l’ottimo té freddo della zona, l’immancabile miele e lo squisito yogurt ai frutti di bosco di una fattoria locale. Un’esperienza che davvero ci sentiamo di consigliare a occhi chiusi.
Kočevsko: sulle orme degli orsi
È inutile negarlo, se siete arrivati fino a Kočevje quasi sicuramente è per via degli orsi. Il centro turistico di Kočevje organizza diversi tour di bear watching, non solo per vedere gli orsi dal vivo (che sicuramente è il momento clou della giornata), ma anche per conoscere meglio questi animali, le loro abitudini, quindi scoprirne le tracce in giro per il bosco e prepararsi all’incontro finale (che potrebbe esserci come no, non siamo allo zoo).

Noi abbiamo passato un’intera giornata, dalle 10 del mattino fino a quasi le 10 di sera, assieme alla guida Gregor Mokotar, facendo il tour “Conoscere gli orsi e seguire i segni della loro presenza a Kočevsko” con osservazione finale degli orsi in capanno. Il tour fa parte delle esperienze a 5 stelle “Slovenia Unique Experiences”: merita davvero e lo consigliamo caldamente.

La prima tappa del nostro tour è la cosiddetta “stanza dell’orso“, poco fuori Kočevje. Qui la nostra guida Gregor ci ha spiegato tutto sulla vita degli orsi, dalle loro abitudini alimentari a come reagire nel caso se ne incontrasse uno lungo il nostro percorso. Eh sì, perché non siamo al parco giochi e gli orsacchiotti non sono dei peluche, bisogna stare attenti e portare il massimo rispetto.

Seconda tappa: il bosco. Si sale in alto con l’auto, poi si prosegue a piedi fino a un meraviglioso luogo panoramico chiamato Firštov Rep. La vista sulla valle del fiume Kolpa e le foreste della Croazia è spettacolare. Nelle calde giornate estive è anche un luogo prediletto dai serpenti, ma per fortuna non ne abbiamo incontrati! Ne abbiamo quindi approfittato per fare una sosta pic-nic con le prelibatezze del Kočevsko.

Con la pancia piena andiamo a dare un’occhiata a Reško jezero, un lago artificiale dalle acque verdissime e, si dice, particolarmente pulite. Si trova poco sotto il vilaggio di Kočevska Reka. Nel lago si può nuotare o andare in barca, ma solo fino a un certo punto, perché oltre è zona militare. Attorno corre un percorso didattico chiamato Orlova pot (sentiero dell’aquila) perché qui è possibile, con molta fortuna, avvistare l’aquila dalla coda bianca, con l’apertura alare di ben due metri.

Riprendiamo il nostro percorso attraverso i boschi. La nostra guida Gregor ci porta alla ricerca delle tracce lasciate dagli orsi e dagli altri animali selvatici. Troviamo impronte nel fango, sia di orso che di caprioli, cinghiali, tassi, cervi… finché arriviamo accanto a un albero speciale. La corteccia è rotta in diversi punti e c’è tanta resina. Guardandolo meglio si nota la presenza di parecchi peli scuri. È uno degli alberi usati dagli orsi per grattarsi la schiena!

Camminando per i boschi del Kočevsko non incontriamo orsi, per fortuna, ma abbiamo modo di vedere alcune foto-trappole che vengono installate sugli alberi in alcuni punti “topici”, solitamente in prossimità di qualche pozza dove gli animali, in caso di pioggia, vanno ad abbeverarsi o a farsi un bagnetto. Gregor ci attiva queste piccole macchine fotografiche e ci mostra video con orsi, caprioli, cervi, lupi e meravigliose linci!

A forza di scarpinare in giro per i boschi viene anche un certo languorino e quindi ci dirigiamo per una cena anticipata (o pranzo ritardato!) presso la Kmetija Padovac a Kostel, dove eravamo già stati un paio d’anni fa. La signora Anica anche questa volta ci ha preparato il suo mitico čušpajz (una sorta di stufato di carne e verdure) accompagnato dalla sua squisita focaccia e lo štrudel finale.

Dopo aver mangiato come orsi non resta che andare a vederli dal vivo i nostri simpatici pelosoni! Ci raggiunge un cacciatore che ci scorterà lungo tutto il percorso fino al capanno di osservazione, dove starà lì con noi e Gregor, in rigoroso silenzio, in attesa che qualche orsacchiotto si faccia vivo. Nel capanno bisogna star zitti, fermi, senza cibo né profumi o deodoranti. Gli orsi ci vedono poco, ma hanno udito e olfatto molto sviluppati.

Aspettiamo un’oretta e al massimo vediamo qualche uccello, cominciamo a deprimerci un po’, quando Gregor ci passa un tablet per farci vedere meglio i filmati scattati dalle foto-trappole. Mentre sognamo guardando una lince sul video, improvvisamente sentiamo dire sottovoce “medved”! Alziamo lo sguardo e vediamo un orsacchiotto non tanto grande, sarà sui 100Kg. Mangia qualche frutto, ogni tanto guarda verso di noi, torna a mangiare, si gratta, insomma, fa l’orso ed è bellissimo!

Qui il tempo si è completamente fermato. Abbiamo passato 1 ora piena a guardare il nostro orsacchiotto e poi un secondo orso, più grande, che gli ha rubato il posto (e il banchetto). Ogni tanto si spostavano, s’incrociavano, ma il più giovane doveva aspettare il suo turno. Alla fine, con la pancia piena, se ne sono andati e sono arrivate 2 volpi a darci un ultimo saluto, prima che arrivasse il buio e si tornasse alla nostra jeep.

È stata la seconda volta che abbiamo visto gli orsi dal vivo nel bosco (la prima fu nella Loška Dolina) ed è stata nuovamente un’esperienza meravigliosa. Abbiamo girato tutto il giorno sulle tracce degli orsi e l’osservazione dal capanno alla sera è stata la degna ciliegina sulla torta, col premio di ben 2 orsi tutti per noi a fare il loro show, indisturbati, davanti ai nostri occhi (e macchine fotografiche). È un’esperienza unica da fare in Slovenia.
Kočevsko: quel che resta dei Kočevarji
La storia della regione del Kočevsko è strettamente legata a quella dei suoi abitanti di un tempo, i Kočevarji (Gottscheer in tedesco). Oggi loro non ci sono più e la loro storia, fuori dal pur ottimo museo di Kočevje, diventa difficile da individuare, bisogna andarla a cercare per bene. Dove sorgevano i loro villaggi (per lo più distrutti dall’esercito italiano durante l’occupazione) sono stati installati dei totem che raccontano la loro storia e mostrano le foto di questi insediamenti oggi quasi del tutto completamente scomparsi.

È incredibile come nel giro di un secolo siano quasi completamente sparite le tracce di un’intera popolazione che ha vissuto in questa terra per secoli, pacificamente assieme ai vicini sloveni. Cosa resta quindi oggi della lunga e intrigante storia dei Kočevarji? Purtroppo pochissimo.

La grande chiesa di Kočevje con le sue scritte in tedesco, qualche bella casa in città, qualche casa derelitta in campagna, qualche muro qua e là e, soprattutto, i cimiteri. Nonostante anche questi furono in parte saccheggiati dopo la guerra, alla ricerca di pietra per costruire nuove case, alcune antiche croci di ferro battuto e lapidi in pietra con scritte in tedesco e belle foto di una volta si possono vedere nei piccoli cimiteri di paesi che oggi non esistono più, o sono diventati piccoli sobborghi con graziose villette.

Nel paese di Koprivnik, nel Kočevski Rog (il grande bosco a est di Kočevje), il signor Matjaž Matko, uno dei più importanti studiosi della storia dei Kočevarji, ha fondato nel 2008 l’associazione Nesseltal attraverso la quale cerca di riscoprire e valorizzare questa storia che altrimenti rischia di andare perduta. Ha allestito un piccolo museo etnografico e, in quello che un tempo fu il negozio di un ricco mercante della zona, ha ricostruito un piccolo garage con due auto d’epoca.

Il paese di Koprivnik ancora racchiude qualche casa storica un tempo abitata dai Kočevarji (la vecchia canonica è in vendita, se qualcuno fosse interessato!) e il piccolo cimitero appena fuori il paese conserva ancora numerose lapidi in tedesco. Diversi sono i paesi del Kočevski Rog dove ancora è possibile, con difficoltà, trovare qualche traccia degli abitanti di un tempo.
Kočevsko: dove mangiare e dormire
La regione del Kočevsko si sta aprendo al turismo solo negli ultimi anni e le possibilità di pernottamento non sono ancora molto numerose. Noi abbiamo soggiornato all’Ostello Bearlog nel cuore antico di Kočevje. Il nome è un gioco di parole con la parola “brlog“, pronunciata uguale, che in sloveno significa tana (dell’orso).

Pur essendo un ostello, è un luogo ideale anche per coppie e famiglie; noi avevamo una camera a due letti (separati) con bagno privato, adatta anche agli ospiti diversamente abili. L’ostello è nuovo, pulito, la colazione abbondante e in posizione super strategica. Il prezzo è anche concorrenziale, visti i tempi.

Se di giorno mangiavamo in giro con le nostre guide, due sere abbiamo mangiato in città per conto nostro. La prima sera ci siamo presi un ottimo hamburger al Big Bear Burger Bistro, un baracchino take-away con vista lago, accanto al quale sorge il bar Ribič dove si può consumare qualcosa da bere mentre si mangia il panino. Location ottima, prezzi davvero bassi e panini super gustosi!

L’ultima sera, stanchi e affamati, ci siamo fermati a cena presso il Gostišče Tri Zvezde a Kočevje, un po’ fuori dal centro, che ci era stato consigliato dalle nostre guide. Ci siamo trovati molto bene, mangiando cibo tipico anche molto particolare (come il “baccalà” di trota). Sicuramente consigliato.




Mi piacerebbe tanto vedere gli orsini nel loro ambiente naturale e questo luogo oltre all’aspetto naturale ha anche tante altre cose da dare a un visitatore, davvero bello
un’esperienza meravigliosa, ricordo ancora l’emozione di vedere gli orsi dal vivo in Canada, ma non sapevo si potesse fare anche in Slovenia, decisamente più comoda da raggiungere.
Sarebbe davvero bellissimo poter partecipare ad un escursione a piedi all’interno dei boschi del Kocevsko. Un esperienza perfetta anche per me, vista la facilità di alcuni percorsi. Che emozione sarebbe poter vedere dal vivo i re di questi territori, gli orsi!!! Avete avuto proprio una gran fortuna.
È proprio vero che la Slovenia è un paese verdissimo, come viene pubblicizzata nelle fiere del turismo. Che emozione deve essere riuscire a trovare le tracce degli orsi e poterli ammirare dal vivo, se penso che in Italia li vorrebbero uccidere…
Ho letto davvero con molto interesse questo articolo perché anche io come voi ho visto gli orsi per la prima volta in Slovenia, ma a Masun.
Ho particolarmente apprezzato la parte storica dedicata alla comunità tedesca che oggi ha lasciato ben poche tracce ma comunque tangibili della loro presenza.
L’incontro con i due orsi è stato sicuramente eccezionale!
Sarà sincera: l’idea di trovarmi faccia a faccia con un orso mi mette un po’ di ansia, ma il percorso nella sua totalità è davvero incredibile. Non sono ancora stata in Slovenia, dunque sarebbe una scoperta continua.