Maschere tradizionali del carnevale sloveno: Vrbišće šjme

Maschere tradizionali del carnevale sloveno: Vrbišće šjme

Vrbica, paesino nella valle del fiume Reka (Timavo), a 4 km dalla cittadina di Ilirska Bistrica, custodisce un piccolo grande tesoro: un’antica tradizione carnevalesca composta da maschere tra le più variegate della Slovenia, le Vrbišće šjme. A portare avanti questa tradizione è l’associazione culturale KTD Vrbišće šjme, che fa sì che ogni anno la magia del carnevale arcaico riviva nel piccolo paese ai piedi del monte Snežnik.

Vrbišće šjme: i due Cacciatori

Nel 2025 le Vrbišće šjme hanno festeggiato il loro novantesimo compleanno: risale infatti al 1935 la prima foto che ritrae il gruppo mascherato, fotografato nella vicina Ilirska Bistrica. Ma la tradizione delle šjme (pronuncia sciəme) di Vrbica, come di altre antiche maschere slovene, va in realtà molto più indietro nel tempo, perdendosi tra le pieghe della storia.

In gran parte delle maschere che compongono il variegato gruppo delle Vrbišće šjme, infatti, sono ben riconoscibili tratti arcaici comuni anche ad altre maschere slovene ed europee in generale, che ci riportano indietro nel remoto passato di antichi riti precristiani.

Di chiara origine arcaica sono i due protagonisti più caratteristici e famosi delle Vrbišće šjme: il Cacciatore Bianco (Bel Louc) e il Cacciatore Nero (Črn Louc). Entrambi indossano pantaloni di iuta, sopra i quali portano una pelle di pecora bianca o nera e tre campanacci legati alla cintura. La maschera del volto è ricoperta da pelli di pecora e nella forma ricorda un gatto selvatico o una lince, con sopracciglia marcate, naso e lingua rossi, denti bianchi e lunghi baffi.

Sulla sommità della testa, la maschera del Cacciatore Nero si restringe in un corno alto quasi un metro, che termina con un ciuffo bianco, mentre quella del Cacciatore Bianco ha due cornetti bianchi che terminano con ciuffi neri. Il Cacciatore Nero ha in mano un bastone ricurvo, mentre quello Bianco ha delle grandi pinze con cui cattura bambini e ragazze per spalmare loro in faccia la fuliggine.

Queste due fantastiche maschere catalizzano l’attenzione, esercitando una fascinazione quasi magica: di fatto, il loro significato non è ben chiaro e resta avvolto nel mistero. Tra i “poteri” che vengono loro ascritti c’è quello di scacciare l’inverno e propiziare l’arrivo della primavera e di un buon raccolto.

Vrbišće šjme: i tanti volti del carnevale

Se il Cacciatore Bianco e il Cacciatore Nero sono i protagonisti più caratteristici del carnevale di Vrbica, non meno importanti sono i numerosi personaggi che li accompagnano nelle scorribande carnevalesche.

Le maschere fotografate nella foto del 1935 erano solo 28, mentre oggi il numero dei personaggi è salito a ben 60! L’aumento dei personaggi è probabilmente dovuto anche al fatto che mentre un tempo il mascherarsi da Vrbišće šjme era riservato agli uomini, dal 1968 anche le donne hanno potuto unirsi al gruppo.

Come da tradizione, anche le Vrbišće šjme si dividono in “maschere bianche” o “signorili”, coppie ben vestite dall’incedere elegante, e “maschere nere”, tanti personaggi diversi tra loro: il Diavolo, la Strega, la Donna Gigante (alta più di due metri!), la Donna che porta l’Uomo (Baba nosi Deda), il Boscaiolo, l’Uomo d’Edera (Bršljanar), i contadini e rappresentanti di varie professioni, come il calzolaio, il droghiere, il postino, il fotografo, lo spazzacamino, il boscaiolo e la guardia forestale.

I “genitori” di tutte le maschere sono il Vecchio e la Vecchia, altre figure chiave dei carnevali tradizionali. Non mancano gli animali: l’orso, il capriolo, il cervo e due asini che trainano un aratro – elemento tipico dei carnevali arcaici, che simboleggia i riti propiziatori per la semina e il raccolto.

Tra gli animali ci sono anche due esemplari esotici: il cammello e la scimmia, non certo tipici di questi luoghi. A portarli a Vrbica furono gli abitanti del paese che erano stati assoldati nell’esercito italiano durante la guerra d’Etiopia: in quell’epoca, infatti, la zona di Vrbica era sotto l’occupazione italiana.

Vrbišće šjme: un’opera di artigianato

Le Vrbišće šjme non sono solo un’importante testimonianza di antiche tradizioni carnevalesche, ma sono anche una notevole opera di artigianato: le loro maschere sono fatte a mano con un procedimento conosciuto a pochi, che si tramanda di generazione in generazione. Così Janez Čekada, presidente dell’associazione culturale KTD Vrbišće šjme, ha imparato dal padre Boris l’arte di realizzare le tradizionali maschere in pelle.

La procedura è lunga e laboriosa: la pelle viene ammollata nell’acqua per ammorbidirla, dopodiché viene applicata su una forma in legno scolpita a mano, mantenendola tesa con dei chiodini finché si asciuga e prende la forma. Poi si ritagliano i fori per gli occhi e la bocca. Infine si colora e si aggiungono decorazioni o accessori (come ad esempio i baffi).

Ogni personaggio ha la sua forma in legno e ogni maschera è un pezzo unico. Il valore delle maschere delle Vrbišće šjme ha ottenuto anche un importante riconoscimento a livello nazionale: le maschere sono entrate a far parte della collezione del Museo etnografico sloveno e sono state addirittura raffigurate su un francobollo.

Vrbišće šjme: tanti giorni di festa

Le Vrbišće šjme entrano in azione molto prima del carnevale vero e proprio: il 2 febbraio, giorno della Candelora. I paesani fabbricano un pupazzo a grandezza naturale che rappresenta il Carnevale e lo appendono a un lampione all’ingresso del paese. Il pupazzo, poi, farà una brutta fine…

Il clou dei festeggiamenti, però, è la domenica di carnevale, quando tutta Vrbica si riunisce al centro del paese per assistere a un evento atteso tutto l’anno: il Teatro Muto (nemo gledališče).

Il primo a comparire è il Cacciatore Bianco, che si lancia in corsa giù per il paese facendo risuonare fragorosamente i suoi campanacci e annunciando così l’inizio del corteo mascherato. A quel punto tutto l’allegro gruppo delle šjme è pronto a raggiungerlo e a sfilare per il paese.

Ma in realtà si tratta di molto più di una sfilata: i vari personaggi inscenano divertenti sketch, rimanendo rigorosamente muti. Ad accompagnarli c’è solo la musica dal vivo della fisarmonica e il suono dei campanacci dei due cacciatori, che continuano a correre in cerchio. A cercare di fare ordine – quasi sempre senza successo – ci sono i due “poliziotti” delle šjme.

Il martedì grasso è dedicato alla raccolta dei doni. Le Vrbišće šjme vanno di casa in casa, però senza le loro maschere tipiche, suonano, cantano e ballano e in cambio ricevono uova, salsicce, dolci di carnevale e denaro. Il tutto verrà utilizzato per la cena di gruppo che si svolge la sera stessa nella sede dell’associazione culturale.

Mercoledì delle ceneri segna la fine del carnevale: il pupazzo che rappresenta il Carnevale e tutte le cose negative accadute durante l’anno viene tolto dal lampione, condannato a morte per le sue malefatte e infine bruciato al rogo.

Come altrove in Slovenia, anche a Vrbica il carnevale si conclude con un rito catartico di purificazione nel fuoco, per cancellare la negatività e propiziare un buon anno, in attesa che le Vrbišće šjme ritornino a popolare il piccolo paese con la loro chiassosa presenza.

Vrbišće šjme: il nostro video

Siamo stati a Vrbica sia nel 2024 (sotto a un diluvio) che nel 2025, in occasione dei 90 anni delle Vrbišće šjme e in entrambe le occasioni ne abbiamo approfittato per fare un po’ di foto e video a documentare questo bellissimo carnevale arcaico della Slovenia. Qui sotto trovate il nostro video delle Vrbišće šjme.

Sara Terpin

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

7 commenti